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La storia politica di Pietro Tidei è sempre stata un sorprendente esercizio di sopravvivenza. Una parabola lunga - ad oggi - cinquantacinque anni, iniziata quando la Provincia di Roma era ancora un crocevia decisivo della politica nazionale, e proseguita senza che l’interessato abbia mai trascorso un solo anno “a casa”, lontano da un incarico istituzionale. Una carriera che oggi si intreccia con l’ennesimo colpo di scena: la sfiducia al sindaco di Santa Marinella, consumata ancora una volta nello studio di quel notaio che, da quindici anni, è divenuto quasi parte del folklore politico locale.
È la terza volta che succede a Tidei. E la seconda nella Perla del Tirreno. Un gesto semplice, una firma, quella dei consiglieri dimissionari, che però nella storia politica tideiana è valso quasi sempre una parentesi, non un punto finale.
Tidei è stato tante cose: consigliere e assessore provinciale per quasi vent’anni, consigliere regionale, due volte deputato, tre volte sindaco di Civitavecchia e altrettante di Santa Marinella. Una longevità politica rara, costruita con un misto di abilità, resistenza, relazioni e un istinto innato a reinventarsi, pur restando sempre nello stesso partito: il Pci-Pds-Ds-Pd. Non è un mistero per nessuno che, più volte, dato per finito, sia poi riapparso altrove.
Ma stavolta è diverso? Forse. Gli anni pesano e la soglia degli ottanta è ormai prossima. La macchina politica, quella che per decenni ha funzionato come un organismo infallibile, oggi sembra incepparsi. E attorno non si percepisce più quella rete pronta ad attendere il rientro in campo di colui che per certi versi rassomiglia molto, sul suo territorio e con le dovute proporzioni, a Vincenzo De Luca. La sfiducia di Santa Marinella appare infatti come una decisione definitiva, non episodica. Una frattura dentro la maggioranza che non si ricompone più, e un’opposizione che ha colto l’occasione per mettere il sigillo dopo mesi in cui, dal punto di vista mediatico e giudiziario, a Santa Marinella è successo (o per certi aspetti non è successo) di tutto.
Eppure, con Pietro Tidei, mai dire mai. Anche perché lui stesso, negli ultimi anni, ha più volte confidato quale sarebbe stato il suo desiderio finale: concludere la carriera ad Allumiere, il paese dove è nato. E proprio ad Allumiere, da qualche mese, rimbalzano indiscrezioni su un possibile terremoto politico: la fragilità della maggioranza del sindaco Luigi Landi e le voci insistenti di un’altra possibile sfiducia.
Una coincidenza? Una suggestione? O l’ennesima finestra che potrebbe riaprirsi per un politico che ha fatto della resilienza un marchio di fabbrica? Se la storia insegna qualcosa, è che Tidei non chiude mai davvero la porta. E conoscendo il personaggio, non sarebbe sorprendente vederlo tentare, ancora una volta, di rimettersi in gioco: parla di Lista Tidei a Santa Marinella, ma magari l’idea vera è quella di “chiudere il cerchio” proprio ad Allumiere. Sarebbe l’ultimo capitolo di una carriera sterminata, forse il più simbolico.
Per ora, resta la fotografia di un’epoca che tramonta: la fine di un sindaco che ha segnato la politica del territorio per oltre mezzo secolo. Ma se questo sia davvero l’ultimo atto, o solo l’ennesimo intervallo, lo scopriremo presto. Perché con Pietro Tidei l’unica certezza, da sempre, è l’imprevedibilità.
E se fossimo nei suoi nemici, che oggi come spesso è stato in passato, sono soprattutto nel suo partito, non festeggeremmo troppo, ora che il vecchio Zar ha così tanto tempo da dedicare a togliersi sassolini dalle scarpe.
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