La settimana appena trascorsa ha offerto diverse indicazioni di rilievo per quella che sarà la corsa a palazzo del Pincio, almeno nel centrodestra.

La Lega ha nominato un commissario per la gestione locale del partito, individuandolo in Emanuela Di Paolo, già assessore dell’amministrazione Tedesco. Al di là della bontà della scelta, ricaduta su una figura in grado di garantire equilibrio e serietà, ingredienti necessari per rilanciare l’immagine del partito, una riflessione è inevitabile.

L’arrivo a Civitavecchia del coordinatore provinciale salviniano, Angelo Valeriani, è coinciso con le dichiarazioni dell’assessore Dimitri Vitali, che aveva parlato senza usare il politichese né troppi giri di parole, rivolgendosi al sindaco Ernesto Tedesco: «Sarà il nostro candidato, se ci sono le condizioni». Una affermazione che, pur essendo del tutto logica e ricalcando anche quanto detto nei giorni precedenti dal presidente provinciale di FdI Marco Silvestroni, ha mandato su tutte le furie Tedesco, fino a fargli urlare al tradimento.

In realtà, a ben vedere, ciò che dovrebbe preoccupare e fare riflettere di più il Sindaco, non sono le parole di Vitali, ma i successivi silenzi della Lega.

Chi si aspettava infatti, in concomitanza con la nomina del commissario, che Vitali fosse processato e condannato a pubbliche scuse per il delitto di lesa maestà nei confronti di Tedesco (un reato che il Sindaco-avvocato avrebbe voluto introdurre nell’ordinamento fin da quando era il vice-sindaco di De Sio, vent’anni fa, e battagliava quotidianamente con l’allora direttore artistico del Traiano Pino Quartullo per questioni di primaria importanza, come l’utilizzo delle plance e dei tazebao del teatro) è rimasto deluso.

Non solo nessuno ha censurato le parole di Vitali, intimandogli alcunché, ma neppure nel comunicato ufficiale della Lega in cui si annuncia la nomina di Emanuela Di Paolo, ci sono passaggi a reale sostegno della ricandidatura di Tedesco.

Del resto, non più tardi di un mese fa, il primo cittadino aveva accettato di sedersi a un tavolo unico con tutte le forze di maggioranza, definendo un perimetro entro cui individuare il candidato che aggregasse di più e quindi mettendo sul piatto anche la possibilità di non essere lui a venire indicato da partiti e liste civiche.

Probabilmente Tedesco non si aspettava che a mettere in discussione pubblicamente la possibilità che il centrodestra possa virare su un altro candidato a sindaco fosse per primo un assessore della Lega.

Ma Vitali non ha commesso alcun atto di alto tradimento: ha solo espresso apertamente, facendo un ragionamento politico con un preciso filo logico, quello che in tanti condividono nell’ambito della maggioranza, senza però esporsi pubblicamente e con lo stesso Tedesco, che forse dovrebbe riflettere e per certi versi apprezzare la franchezza di Vitali, più che i silenzi ipocriti di altri.

A proposito di franchezza, un altro che ci ha messo la faccia è stato Alessio De Sio, che andando di fatto ad escludere proprio Tedesco e il generale in pensione Poletti da quello che ritiene possa essere il profilo più adatto per correre per il Pincio, ha fatto capire di essere pronto a sua volta a tirarsi indietro, qualora «non ci fossero le condizioni (un tema che ritorna, ndr) e non volendo di certo dividere il centrodestra».

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