Età media dei lavoratori del settore privato: la Tuscia 52° in Italia. Si fa sempre più grave la situazione dell’invecchiamento della popolazione e, di conseguenza, dell’età media dei lavoratori che, nel privato in particolare, sta mettendo a rischio il ricambio generazionale soprattutto nei lavori tradizionali come l’edilizia e l’artigianato. La provincia di Viterbo, nel 2024, ha avuto l’età media dei lavoratori del settore privato pari a 42,12 anni, che la fanno terza nel Lazio dopo Roma (età media 42,41 anni e 34° posto nazionale); Frosinone, la cui età media è di 43,15 anni per il 5° posto nazionale. Dietro la Tuscia c’è la provincia di Rieti con la media di 42,02 anni e 56° posto nazionale; quindi l’area di Latina con l’età media di 41,83 anni e 67° posto in Italia. Nella provincia di Viterbo, a fine 2024, sono stati censiti 19.242 lavoratori over 50 nel privato sui 59.461 totali per una percentuale del 32,4%. Il Lazio è 8° nazionale per l’età media dei dipendenti privati con 42,40 anni: gli over 50 sono 601.829 sul totale di 1.799.269. La regione con la media più alta è la Basilicata con 42,93 anni; seguono Molise, Umbria, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Liguria e Abruzzo. La città italiana con l’età media dei lavoratori privati più alta è Potenza con 43,63 anni, seguita da Terni (43,61); Biella (43,53); Massa Carrara e Frosinone (43,15); Fermo (43,09); Alessandria e Cagliari (43,06); Prato (43,03) e Avellino (43,01). «L’invecchiamento della popolazione non è un tema solo demografico – spiega l’ufficio studi della Cgia di Mestre – ma è anche un problema economico, soprattutto per le piccole e microimprese. In molti paesi europei, e in Italia in particolare, il ricambio generazionale nel mercato del lavoro si è inceppato. O quasi. I lavoratori che vanno in pensione non sempre vengono sostituiti da giovani in numero sufficiente e questo squilibrio sta diventando un vincolo strutturale alla crescita. Per le piccole aziende il primo rischio è operativo”. La Cgia lancia il grido d’allarme e precisa ancora che “la carenza di manodopera riduce la capacità produttiva e rende più difficile presidiare ruoli chiave, soprattutto nei settori tecnici e manifatturieri. Non si tratta solo di trovare persone, ma di trovare competenze adeguate in tempi compatibili con le esigenze aziendali. Il risultato è una maggiore incertezza nei processi e una crescente fragilità organizzativa».

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