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Spunta una baracca sotto il cavalcaferrovia

Spunta una baracca sotto il cavalcaferrovia

I senzatetto continuano ad occupare i locali sotto al ponte. Ora hanno anche l'antenna tv. L'amministrazione aveva provveduto a sgomberare i locali purtroppo senza effetto

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LADISPOLI – Erano arrivati con gli uomini della Polizia locale, li avevano invitati a fare le valige e ad abbandonare quei locali. Bonificata l’area la porta era stata chiusa e il problema sembrava essere stato risolto. E invece, a distanza di pochi giorni, erano tornati rioccupando l’area. I clochard sono tornati ad occupare i locali posizionati sotto il cavalcaferrovia di via Caltagirone. O meglio: non sono mai andati via. Da mesi i cittadini che frequentano la zona hanno evidenziato la loro presenza. Non solo uomini. Tra loro ci sarebbero anche delle donne. Ma ora, la situazione sembra essere “sfuggita” di mano. Dopo aver occupato nuovamente i locali, peraltro, scardinando la porta d’ingresso così da impedirne la chiusura, ora proprio sotto al ponte sembra essere spuntata una piccola baracca con tanto di antenna tv e corrente elettrica, molto probabilmente sottratta alla rete comunale. Una situazione evidente, sicuramente, di una situazione economica e degrado sociale dilagante, con i territori (non solo Ladispoli ma anche i comuni del comprensorio) sprovvisti di luoghi adatti a poter ospitare chi una casa non se la può permettere. Ma sicuramente anche una situazione di pericolo, in primis proprio per chi in quelle condizioni precarie è costretto (o ha deciso) di vivere. Negli anni scorsi, purtroppo, non sono mancati spiacevoli episodi con vittime proprio i senza tetto. Proprio sotto un cavalcavia della città balneare un clochard aveva perso la vita a causa delle fiamme divampate da un fornelletto utilizzato probabilmente per riscaldare la cena o addirittura per riscaldarsi in quella gelida notte di inverno (era la notte di San Silvestro). Ed è proprio questo il timore che ha assalito alcuni cittadini pochi giorni fa. Quando proprio nei pressi del cavalcaferrovia si era innalzata una nuvola di fumo. Il timore era che qualcosa stesse andando a fuoco. Per fortuna nulla di grave, ma certamente il pensiero di molti è tornato a quella notte in cui il senzatetto perse la vita nell’incendio. Purtroppo la “catena di montaggio” per completare il percorso di solidarietà rivolto ai meno fortunati, non è completa. La Caritas fa quel che può. Dà loro un pasto caldo, la possibilità di una doccia, di visite mediche. Ma una volta sfamati e lavati i senza tetto, la notte, sono costretti a tornare in strada, alla ricerca di un rifugio di fortuna dove trascorrere la notte. A mancare, a Ladispoli (come in altre città presenti sul territorio) è un dormitorio (che potrebbe essere gestito dall’amministrazione, o da privati o affidato al terzo settore). Anche in questo caso si incentiverebbe un comportamento virtuoso perché proprio come nella frequentazione dei luoghi del Centro, anche questi luoghi sarebbero soggetti a delle regole ferree per potervi riposare. Non solo: in questo modo si avrebbe la possibilità di monitorare ancora più a fondo il fenomeno “clochard” andando a censire, seppur non in maniera totale (c’è chi non avrà mai il “coraggio” di chiedere aiuto, magari per vergogna) i senzatetto che insistono su un determinato comune. Una nuova condizione che permetterebbe una volta per tutte la bonifica delle aree fino ad oggi occupate, l’eliminazione definitiva delle baracche sorte col tempo, e le occupazioni “clandestine” di luoghi non idonei a diventare una casa (il calvalcaferrovia è solo uno dei tanti luoghi dove i senza tetto si rifugiano).


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