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«Il carbone non si può fermare»

Pietro Tidei scopre definitivamente le carte: il tavolo dell'8 non servirà  a nulla. L'ex deputato diessino: «La verità  è che si vuole furbescamente evitare di prendere atto che la centrale non può essere convertita a gas e che Prodi e il Governo hanno deciso»

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«La verità  è che ancora si vuole evitare furbescamente di prendere atto che la conversione a carbone è già  realizzata per i quattro quinti della sua complessità , e che ragionevolmente è assai difficile ritenere che l'8 novembre possa compiersi il miracolo di buttare al macero quanto già  costruito per ricominciar da capo con il gas metano, anche se queste questo sarebbe certamente auspicabile». Parole chiare e pesanti come un macigno specialmente se pronunciate da Pietro Tidei all'indomani di una seduta consiliare che può definirsi assolutamente no coke. Tidei è contemporaneamente colui che nel 2000 portò il progetto di riconversione a Civitavecchia ritenendo che fornisse «ampie garanzie sia dal punto di vista dell'ambiente che dell'occupazione» e il coordinatore dell'area di maggioranza Ds, asse portante della coalizione che sostiene il sindaco Saladini, e partito che ha votato un documento che dice no al carbone e sì al gas. Lo stesso Saladini ha, di fatto, affidato al tavolo di concertazione dell'8 novembre il compito di bloccare i lavori della centrale. Che quel 'furbescamente'' sia diretto proprio a lui?

«Il Ministro per lo sviluppo « prosegue l'ex deputato diessino – , nel suo stile asciutto e chiaro ha già  detto che la centrale a carbone si deve fare; il Presidente del Consiglio Romano Prodi ha confermato la stessa linea del Governo. Fingere di non sapere che il piano energetico nazionale è competenza esclusiva dello Stato cui compete determinare il fabbisogno nazionale, garantire la sicurezza dai black-out, ridurre la dipendenza dell'Italia dalle importazioni dall'estero, significa avere una visione provinciale della vita politica di un paese». Secondo Tidei «pesano sulla città  di Civitavecchia le colpevoli omissioni del centrodestra che, avendo governato negli ultimi anni, ha di fatto accettato supinamente le decisioni dell'Enel» ma «prioritario e indispensabile è tuttavia la chiarezza della prospettiva che lo sviluppo del nostro territorio deve andare in altre direzioni, poggiando sul porto, sulle infrastrutture viarie e ferroviarie promesse ma non realizzate e sullo stesso impegno dell'Enel a partecipare con scelte relative a progetti di ricerca e dei servizi a questa programmazione di risanamento. Le centrali, anche quella in costruzione, devono essere dismesse nell'arco di venti anni e i venti anni devono essere tutti utilizzati per mandare avanti questa progettualità ».


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