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La Figc vara il nuovo progetto tecnico del calcio giovanile italiano

Il presidente Gravina archivia l’ipertatticismo e avvia l’officina del talento. «È una riforma che nasce da una profonda riflessione»

La Figc vara il nuovo progetto tecnico del calcio giovanile italiano

Gabriele Gravina, 72 anni, presidente della Figc dal 2018 (Foto LaPresse)

Bandire nelle giovanili l’ipertatticismo e l’esasperazione per la vittoria a tutti i costi ma riportare al centro la tattica individuale, il gioco, la formazione e il talento traendo spunto dal concetto, quasi rivoluzionario nella sua semplicità, che «bisogna toccare di più la palla» e «tornare ad esercizi fondamentali come smarcamento, controllo, passaggio, dribbling».

Al settimo anno della sua presidenza in Figc e a sette giorni dai playoff della Nazionale che si gioca l’accesso al Mondiale con l’obiettivo di evitare una terza “Apocalisse” consecutiva, Gabriele Gravina vara il «Nuovo progetto tecnico del calcio giovanile italiano» che vedrà la collaborazione dell’ex ct Cesare Prandelli e la direzione tecnica di Maurizio Viscidi e i campioni del mondo Simone Perrotta e Gianluca Zambrotta.

Una complessa opera strategica di coordinamento tra le realtà federali che si occupano di sviluppo in maniera trasversale.

L’obiettivo è chiaro e al tempo stesso ambizioso quanto necessario: il calcio italiano sta attraversando una crisi di risultati e la traiettoria di un pallone tricolore deve essere invertita.

Pur mantenendo le tre strutture una distinta autonomia politico-organizzativa, ognuna per le rispettive competenze, Gravina, come anticipato nella piattaforma programmatica depositata per la candidatura dello scorso febbraio 2025, ha voluto creare un unico coordinamento tecnico allineando la Figc alle altre federazioni europee e affidando il ruolo di direttore tecnico a Maurizio Viscidi.

«Abbiamo rilevato una serie di criticità nei nostri settori e tutto questo è nato anche dal confronto con le federazioni estere. Ci siamo accorti che la nostra federazione era l’unica che manteneva distinti lo sviluppo del settore tecnico, giovanile e del Club Italia. Vogliamo avviare un nuovo corso nella valorizzazione delle radici azzurre, in modo da creare un’officina del talento italiano», ha dichiarato Gravina nel presentare il progetto.

«Abbiamo l’esigenza di superare una sorta di ipertatticismo: dobbiamo concentrarci sulla formazione e vogliamo lanciare una nuova accademia federale, che diventi un centro di sviluppo tecnico-comportamentale. Non vogliamo in nessun modo sostituire i club, ma cerchiamo di completare il quadro della formazione dei ragazzi», ha proseguito Gravina secondo cui si sta lavorando «ad una soluzione con un algoritmo basato sull’età biologica e non su quella anagrafica, in modo da non sfavorire nei settori giovanili i ragazzi nati negli ultimi mesi dell’anno».

Il progetto, che prevede una serie di corsi gratuiti per la formazione dei tecnici, ha bisogno di fondi. E Gravina non manca di sottolinearlo lanciando messaggi precisi al governo: «Tutto questo richiede impegno, energia e finanza. Il progetto partirà comunque ma a un certo punto, per rafforzarlo e ampliarlo, servirà un contributo anche da parte di chi ha la responsabilità di questo Paese, ovvero la responsabilità di governo».

Da qui la richiesta al riconoscimento di diritto di scommessa. «Ci darebbe la possibilità di portare avanti questo progetto e impatterebbe anche sul degrado delle nostre infrastrutture. Il betting si trasformerebbe da minaccia etica in un motore di sviluppo per i vivai e impianti».

Gravina è poi ancora più esplicito: «Pretenderemo il rispetto della risoluzione della Ue su questo tema per diventare moltiplicatori di effetti benefici. Visto che per un euro di contributo ne tornano al Paese 19,7, forse è arrivato il momento di riconoscere anche certi risultati sociali e relazionali che il calcio porta».

La sfida per ridare all’intero sistema un azzurro ancora più acceso, è dunque anche culturale in un Paese dove l’attività motoria nelle scuole è ancora deficitaria.

Il dt Maurizio Viscidi, professionista esperto con una militanza decennale nel ruolo di coordinatore delle nazionali giovanili, elenca quelli che sono gli ingredienti giusti per risalire: «La tecnica deve tornare al centro della formazione dei giovani. È un lavoro lungo ma necessario. La sfida sarà spiegare agli allenatori che c’è un metodo secondo cui migliorando il singolo migliora il gruppo. Bisogna toccare di più la palla e tornare a esercizi fondamentali come smarcamento, controllo, passaggio, dribbling».

Niente di più elementare per ridare gloria ad un’Italia calcistica che non intende più restare indietro.


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