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IL DIARIO

Biodigestore, la fuga dal chiarimento

Consiglio comunale in fiamme per il biodigestore: seduta sospesa e accuse di censura

La maggioranza del sindaco Marco Piendibene in consiglio comunale

Il biodigestore continua a incendiare il Consiglio comunale. Ma, più ancora del merito della questione, a far discutere è il metodo con cui la maggioranza che sostiene il sindaco Piendibene affronta il tema. O, per essere più precisi, sceglie di non affrontarlo. Nell’ultima seduta consiliare la maggioranza ha infatti impedito che venisse discussa la mozione presentata dai consiglieri Massimiliano Grasso e Mirko Mecozzi, e dai gruppi di FdI e Lista Grasso, sulla costituzione in giudizio del Comune ad adiuvandum a fianco della Regione Lazio nel ricorso promosso da Ambyenta Lazio contro il diniego regionale al rinnovo del PAUR.

Una questione solo apparentemente tecnica, perché dietro quella scelta si nasconde una decisione politica molto chiara: stabilire se il Comune debba schierarsi formalmente insieme alla Regione nel contenzioso che riguarda il biodigestore. Il risultato è stato un Consiglio comunale finito nel caos, tra sospensioni e accuse di censura. Ma soprattutto con una sensazione diffusa: quella di una maggioranza che preferisce rinviare il confronto piuttosto che chiarire la propria posizione.

La ragione è evidente. Il 19 marzo è convocato un Consiglio comunale aperto alla cittadinanza proprio sul biodigestore. Discutere prima la mozione avrebbe significato arrivare a quell’appuntamento con una posizione politica già definita e con un voto agli atti. Evidentemente qualcuno ha preferito evitare. Eppure quella mozione non era solo un atto politico. Serviva anche a fare chiarezza su alcuni aspetti tutt’altro che secondari.

L’assessore Giannini e il consigliere Menditto hanno assicurato che l’incarico per la rappresentanza del Comune nel nuovo giudizio al Tar sarebbe stato conferito e che quindi l’ente si sarebbe costituito in giudizio a fianco della Regione. Se è così, perché a tre distinte richieste di accesso agli atti presentate dal consigliere Mecozzi gli uffici non hanno mai risposto con la copia dell’affidamento dell’incarico al legale e con l’atto di costituzione in giudizio?

Domande legittime, rimaste senza risposta. C’è poi un altro elemento che rende la vicenda ancora più opaca. Quando a gennaio il sindaco Piendibene commentò la sentenza del Consiglio di Stato che dava torto al Comune nel precedente ricorso, non fece alcun riferimento — pur essendone a conoscenza — al diniego della Regione al PAUR né al nuovo ricorso presentato da Ambyenta contro lo stesso atto regionale. Un silenzio curioso, soprattutto se si considera che nel frattempo la Città Metropolitana aveva rilasciato automaticamente l’Autorizzazione Unica di sua competenza.

E qui il cerchio si chiude. Perché è noto che Piendibene abbia sempre difeso con convinzione l’operato della Città Metropolitana, arrivando come primo atto del suo mandato a revocare la delibera con cui il Comune aveva aderito al progetto della nuova Provincia Porta d’Italia. Una scelta politica precisa, che ha confermato la collocazione di Civitavecchia nell’ambito metropolitano romano.

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Non è un dettaglio. Perché proprio dall’appartenenza a quell’ambito dipende la collocazione territoriale sia del biodigestore sia della discarica, dal momento che la pianificazione dei rifiuti si basa su perimetri provinciali.

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Ecco perché la mozione di Grasso e Mecozzi avrebbe meritato di essere discussa. Non per alimentare polemiche, ma per chiarire una vicenda che presenta ancora troppi punti oscuri. Evitare il confronto può forse rinviare il problema. Ma non lo risolve. E soprattutto non aiuta i cittadini a capire quale sia davvero la posizione di tutta la politica locale su una delle questioni più delicate per il futuro del territorio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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