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Racconti dell'aria

Il gatto con gli artigli

Il SEPECAT Jaguar rappresentò una notevole cooperazione tra le industrie aeronautiche anglo-francesi, culminata nella realizzazione di un velivolo altamente efficace

Sepecat Jaguar GR1A 1-72 di Paolo Colaiacomo

Sepecat Jaguar GR1A 1/72 di Paolo Colaiacomo

Nei primi anni sessanta, venne avviato un programma in risposta a un requisito britannico (AST 362) per un addestratore avanzato supersonico a getto, destinato a sostituire il Folland Gnat T.1 e l'Hawker Hunter T.7. Contestualmente, si intendeva fornire una risposta a una concomitante esigenza francese per un velivolo economico, utilizzabile sia come addestratore subsonico che come cacciabombardiere leggero (denominato ECAT = École de Combat et d'Appui Tactique). Questo aereo doveva possedere buone prestazioni di decollo e atterraggio da piste corte ed essere in grado di sostituire il Fouga CM 170 Magister, il Lockheed T-33 Shooting Star e il Dassault MD 454 Mystère IV.
Per rispondere alle esigenze di entrambi i paesi, fu fondata una società anonima di diritto francese, di cui la metà era di proprietà del costruttore aeronautico francese Bréguet (assorbito dalla Société des Avions Marcel Dassault nel luglio 1967) e l'altra metà era di proprietà dell'inglese British Aircraft Corporation (dal 1977 fusa nella British Aerospace). Alla società fu dato il nome di SEPECAT, acronimo di Société Européenne de Production de l'avion École de Combat et d'Appui Tactique, ossia "società europea di produzione dell'aereo d'addestramento al combattimento e d'appoggio tattico".
Fu scelto, dalle società riunite, il nome di Jaguar per l'aereo, in quanto utilizzabile in entrambe le lingue. Questo nome rappresentava un sunto delle caratteristiche richieste alla macchina: un temibile predatore, capace di colpire rapidamente e letalmente. Gli accordi fra le compagnie prevedevano la costruzione in Gran Bretagna di ali, prese d'aria, tronco posteriore della fusoliera e impennaggi, mentre in Francia venivano realizzati i restanti componenti della cellula.
Il montaggio degli aerei avveniva in entrambi i paesi, a seconda delle rispettive necessità.
Per la produzione dei propulsori, venne costituita la società Rolls-Royce Turboméca, che sviluppò appositamente la turboventola RT.172 Adour, con spinta compresa tra i 3220 e i 3630 kg (a seconda della versione). Il primo volo di un prototipo del Jaguar, un esemplare francese monoposto, avvenne il 9 gennaio 1968.
Dopo l'avvio dello sviluppo, entrambi i requisiti per l'addestratore francese e britannico mutarono, portando rispettivamente all'acquisizione dell'Alpha Jet e dell'Hawker Siddeley Hawk. Nel frattempo, la RAF, volendo sostituire i suoi McDonnell Douglas F-4 GR.2 nel ruolo di ricognizione tattica e cacciabombardiere, emise un nuovo requisito per il Jaguar. Anche i francesi emisero una nuova specifica, cercando una versione imbarcata su portaerei che avrebbe dovuto sostituire il Dassault Étendard IV dell'Aéronavale.
Sepecat Jaguar GR1A 1/72 di Paolo Colaiacomo
Sepecat Jaguar GR1A 1/72 di Paolo Colaiacomo
Le richieste erano totalmente dissimili, che ne nacque un velivolo completamente diverso da quello pensato in partenza. Alla fine, il Jaguar si presentava come un elegante monoplano bireattore, con ala alta, a freccia e prese d'aria rettangolari ai lati della fusoliera, una forma che richiamava molto quella dell'F-4 Phantom, pur essendo più piccolo e meno potente. Il velivolo risultò avere un'ottima tecnologia, essere supersonico ed ottimizzato per combattere in un ambiente caratterizzato da un alto livello di minaccia.
Un caccia bombardiere eccellente nel ruolo di attacco al suolo, supporto aereo ravvicinato (CAS), ricognizione tattica ed addirittura attacco nucleare.
Il Jaguar fu costruito in oltre 540 esemplari, tra il 1968 e il 1981. Le varie versioni includevano il monoposto da attacco A/S e il biposto da addestramento B/E. L'aereo della Sepecat servì nell'Armée de l'air francese fino al 1º luglio 2005, quando fu sostituito dal Dassault Rafale, e fu impiegato dalla Royal Air Force britannica fino all'aprile 2007, rimpiazzato dal Panavia Tornado. Il Jaguar è ancora in servizio con la Bhartiya Vāyu Senā, ossia l'aeronautica indiana, che ne impiega un'ottantina e la Al Quwwat al-Jawwiya al-Sultanya al-Omanya dell'Oman, con 20 macchine.
Le caratteristiche del Jaguar includevano un carrello d'atterraggio triciclo anteriore, equipaggiato con gomme a bassa pressione, che consentiva operazioni da basi secondarie. L'ala alta permetteva l'utilizzo di piloni esterni per il trasporto di carichi subalari, quali armamento o serbatoi supplementari di carburante. Inoltre, era dotato di spiccate caratteristiche STOL, ossia decolli corti, grazie all'inclinazione dell'asse dei motori. Sotto la fusoliera posteriore erano presenti una coppia di pinne stabilizzatrici e due aerofreni, situati immediatamente dietro ai carrelli principali, assistiti da doppie ruote.
Durante il corso della sua vita operativa, il Jaguar rimase sostanzialmente invariato; le uniche modifiche significative riguardarono la sagoma del muso, a seconda della strumentazione, e l'installazione di piloni alari d'estradosso, per ospitare i missili Matra R550 Magic o AIM-9 Sidewinder. Per incrementare l'autonomia, l'aereo poteva trasportare serbatoi di carburante sotto i piloni alari interni e quello ventrale singolo; inoltre, le versioni monoposto erano dotate di una sonda retrattile sul muso per il rifornimento in volo.
L'armamento interno era costituito da due cannoni da 30 mm situati sotto la fusoliera anteriore, DEFA 550 per la versione francese e ADEN per quella britannica.
Sepecat Jaguar GR1A 1/72 di Paolo Colaiacomo
Sepecat Jaguar GR1A 1/72 di Paolo Colaiacomo
Sotto ogni pilone alare interno era possibile installare fino a tre bombe da 250 kg o due da 500 kg, incluse opzioni a grappolo o guidate, oppure due lanciarazzi o un missile aria-terra AS-30 o AS-37 (riservato esclusivamente agli aerei francesi). Al pilone ventrale potevano essere caricate le medesime armi, oppure pod contenenti apparecchiature da ricognizione o per il puntamento di armi a guida laser. I piloni alari esterni presentavano invece una capacità di carico più limitata, consentendo l'installazione di una bomba da 250 kg o 500 kg, oppure un lanciarazzi, ma solitamente un missile Magic o Sidewinder, o un pod per contromisure elettroniche o contenente lanciatori di Chaff e flare.
Alcune versioni presentavano un pilone alare d'estradosso su ogni semiala, utilizzato generalmente per i missili aria-aria. Questo consentiva di mantenere inalterato il numero dei piloni sub-alari disponibili per alloggiare altri carichi esterni, sebbene riducesse, seppur minimamente, la velocità massima. Il "battesimo del fuoco" dei Jaguar della RAF avvenne durante la prima Guerra del Golfo. A seguito dell'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq, la Royal Air Force (RAF) avviò l'operazione Granby; l'undici agosto 1990, i primi dodici Jaguar GR.1A vennero trasferiti dalla base di Coltishall, situata nel Norfolk, a quella di Thumrait, in Oman. Questi velivoli erano facilmente riconoscibili, in quanto riverniciati in un particolare colore chiamato Desert Pink (colore sabbia tendente al rosa).
Il 15 gennaio 1991, primo giorno di guerra, quattro Jaguar GR.1A attaccarono delle caserme dell'esercito iracheno in Kuwait, impiegando due bombe da 454 kg ciascuna. Per la maggior parte delle missioni, la configurazione prevedeva missili AIM-9L ai piloni d'estradosso, un pod ECM AN/ALQ-101 e un pod lanciatore di chaff Phimat. Il 26 gennaio, sia i Jaguar che i Tornado della RAF attaccarono le batterie costiere irachene di missili antinave Silkworm sulla costa del Kuwait, come parte di un diversivo per simulare la preparazione di uno sbarco. Il 30 gennaio, i Jaguar della RAF attaccarono alcuni mezzi da sbarco iracheni presso la costa del Kuwait, affondandone tre con razzi non guidati; lo stesso giorno, altri otto Jaguar attaccarono batterie d'artiglieria a nord di Kuwait City e altri cinque un centro di comando iracheno.
Il giorno seguente, i Jaguar della RAF, in collaborazione con bombardieri Grumman A-6 Intruder dell'US Navy, affondarono un ulteriore mezzo da sbarco iracheno già danneggiato dalla HMS Gloucester. Il 3 febbraio, i Jaguar della RAF attaccarono le truppe irachene sull'isola di Faylakah, come preparazione allo sbarco delle truppe irachene che la riconquistarono; un'operazione dall'alto valore simbolico, poiché rappresentava la prima parte di territorio kuwaitiano liberata.
Con l'offensiva di terra, i Jaguar della RAF parteciparono agli attacchi contro le truppe irachene, i loro centri di comando e le vie di comunicazione, con l'obiettivo di isolare le forze irachene in Kuwait dall'Iraq. Nello stesso periodo, alcuni Jaguar dotati di pod da ricognizione al pilone ventrale parteciparono alla ricerca delle rampe di lancio mobili dei missili Scud.
I Jaguar della RAF rientrarono a Coltishall nel mese di marzo, avendo effettuato complessivamente 618 sortite senza perdite, sganciando 750 bombe e 393 bombe a grappolo, e sparando 608 razzi non guidati e 9600 proiettili da 30 mm. Nel settembre 1991, otto Jaguar GR.1A vennero trasferiti presso la base di Incirlik in Turchia per l'operazione Warden, avente lo scopo di fermare lo sterminio dei curdi da parte dell'esercito iracheno e consentire la distribuzione di aiuti umanitari.
Successivamente, i Jaguar, come altri aerei della RAF, vennero impiegati nelle guerre jugoslave e nella guerra del Kosovo. L'impegno della RAF per le operazioni NATO nei Balcani iniziò il 16 luglio 1993 con il rischieramento di dodici Jaguar GR.1A presso la base di Gioia del Colle in Puglia, per partecipare all'operazione Deny Flight sulla Bosnia.
Nel 1994, durante l'operazione Blue Sword, i Jaguar della RAF compirono due attacchi contro le forze corazzate serbe presso Sarajevo e uno contro la base aerea di Udbina in Serbia, tutti effettuati con bombe non guidate da 454 kg. Nel 1995, durante l'operazione Deliberate Force, i Jaguar GR.3 del No 54 Squadron vennero impiegati per illuminare i bersagli per le bombe a guida laser sganciate dagli Harrier GR.7.
In sintesi, il Jaguar è ricordato come un aereo da attacco che ha svolto in modo eccellente i suoi compiti e, sebbene venisse considerato tecnologicamente basilare, si dimostrò un velivolo efficiente e affidabile. Si guadagnò ampiamente il soprannome "The Cat with Claws" (il gatto con gli artigli), poiché rappresentava una combinazione unica di raffinata eleganza e potenza aggressiva.
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