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La proposta del presidente del consiglio comunale Federica Guiducci in apertura di assise. Entrambi sono scomparsi dieci anni fa consiglio
03 Gennaio 2021 - 09:53
02 Dicembre 2025 - 15:13
TARQUINIA - Intitolare spazi pubblici a due politici di grande spessore del territorio di Tarquinia: Luigi Daga e Sergio Benedetti. Due rappresentanti di schieramenti politici opposti ma due grandi esempi di coerenza degli ideali politici che hanno saputo elevare il senso stesso della politica con la P maiuscola.
E’ la proposta illustrata dal presidente del consiglio comunale Federica Guiducci in apertura dell’ultimo consiglio comunale che si è svolto mercoledì, che ha subito raccolto l’approvazione del sindaco Alessandro Giulivi e del resto dell’assemblea.
“Dieci anni fa moriva Luigi Daga – ha ricordato Federica Guiducci - in quest’aula ha svolto una parte importante della sua attività politica. Insieme ad altri della sua generazione, anche di partiti diversi, Daga ha vissuto l’impegno politico come un impegno intellettuale a disposizione della città, per il bene della città. Credo che meriti di essere ricordato sia come uomo che come politico, in una sede istituzionale che ha attraversato lui prima di noi. Aveva iniziato giovanissimo a militare nelle organizzazioni comuniste e aveva attraversato tutte le stagioni che avevano visto il protagonismo della sinistra. Sindaco di Tarquinia, Vice Presidente della Provincia, Consigliere e Assessore Regionale, pur rimanendo sempre un militante. Uomo intelligente, appassionato, che non hai mai perso di vista il motivo del suo impegno politico per cambiare la condizione di vita e di lavoro di tanti uomini e donne del nostro territorio. Molti a Tarquinia sono stati suoi “figli”, che lo ricordano come un padre politico e non un semplice maestro. Per il padre c’è affetto e c’è competizione, c’è anche aspro scontro ma senza mai perdere in lui un punto di riferimento utile non solo e non tanto a livello politico, quanto piuttosto sul piano personale. Lui che rappresentava un personaggio orgoglioso della sua città nel senso più alto: la sua era consapevolezza di essere parte integrante della città e della sua cultura etrusca. Essere tarquiniese significava mettere a disposizione di tutti un patrimonio di cultura e forza politica di cui usufruire per poter fare passi avanti. Non era certamente perfetto, nessuno lo è, ma Gigi era un uomo con una sua precisa identità e rappresentatività; era tutto tranne che un radical chic, era un uomo del popolo, animato da grande passione civile e politica. Sapeva ben rappresentare il popolo lui, soprattutto quello di sinistra perché ha sempre difeso il lavoro e la dignità dei lavoratori”.
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