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Fuoco doloso o sfortunata coincidenza

Ora la morte di Azerina diventa un giallo

Il nuovo incendio che si è sviluppato nell’appartamento rimescola le carte: la Polizia indaga in tutte le direzioni

Ora la morte di Azerina diventa un giallo

A distanza di trenta ore esatte dal rogo costato la vita ad Azerina Bajrektarevic, l’appartamento al terzo piano di via Bramante 3 è tornato nuovamente a bruciare. Un episodio che aggiunge nuovi interrogativi a una vicenda già drammatica e che ora assume sempre più i contorni di un vero e proprio giallo.

Il nuovo allarme è scattato ieri sera intorno alle 22.45, quando i Vigili del fuoco sono stati costretti a intervenire ancora una volta nello stesso appartamento dove mercoledì pomeriggio si era sviluppato l’incendio mortale. Un fatto che ha sorpreso anche gli stessi soccorritori: i pompieri, infatti, avevano già lavorato per ore nello stabile per domare le fiamme e mettere in sicurezza l’abitazione.

Non solo. Proprio ieri mattina gli uomini della caserma Bonifazi erano tornati nell’appartamento insieme alla Polizia per effettuare ulteriori sopralluoghi tecnici. Un elemento che rende ancora più difficile spiegare come, poche ore dopo, un nuovo incendio possa essersi sviluppato all’interno della casa.

Alcune parti dell’abitazione, quelle non completamente compromesse dal primo rogo, erano state lasciate intatte dai Vigili del fuoco intervenuti nell’immediatezza dei fatti proprio per consentire agli investigatori di svolgere gli accertamenti necessari. Ed è proprio da quelle stanze che, secondo le prime informazioni, sarebbero ripartite le fiamme nella serata di ieri. A bruciare per primo sarebbe stato un mobilio presente all’interno dell’appartamento.

Ad alimentare ulteriormente il mistero ci sono anche alcune testimonianze raccolte nelle ore successive. Un residente della zona avrebbe riferito di aver sentito, poco prima che venisse dato l’allarme, il rumore di un vetro che andava in frantumi. Un dettaglio che gli investigatori stanno verificando con attenzione.

Non è tutto. All’arrivo delle forze dell’ordine, uno dei sigilli apposti il giorno precedente sull’abitazione per consentire gli accertamenti tecnici sarebbe stato trovato staccato. Un particolare che contribuisce a infittire ulteriormente il giallo attorno a quanto accaduto nella casa della tragedia.

Le cause del secondo incendio restano al momento tutte da chiarire. Una delle ipotesi è che sotto le macerie e tra i residui del primo rogo possano essere rimaste delle braci ancora attive, capaci di covare per ore prima di riaccendersi. Una possibilità tecnicamente plausibile ma che, allo stesso tempo, appare remota. I Vigili del fuoco, infatti, avevano effettuato accurati controlli e proprio la mattina precedente erano tornati nell’abitazione: eventuali anomalie legate all’incendio del giorno prima difficilmente sarebbero passate inosservate.

Resta allora anche un’altra ipotesi, ben più inquietante: quella che qualcuno possa essersi introdotto nell’appartamento e abbia appiccato un secondo incendio. Un eventuale sviluppo che aprirebbe scenari completamente diversi e rimetterebbe in discussione diversi aspetti della vicenda, a partire da una delle anomalie emerse fin dalle prime ore dopo la tragedia: il portone di casa trovato aperto mentre all’interno giaceva il corpo carbonizzato della donna.

Gli investigatori del commissariato di viale della Vittoria, coordinati dal primo dirigente Riccardo Bartoli, stanno lavorando senza trascurare alcun dettaglio. Ogni elemento viene analizzato per ricostruire con precisione cosa sia accaduto prima e dopo l’incendio.

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