Racconti dell'aria
Scattati sequestri e maxi-multe da parte della Guardia Costiera. Fermato anche un pescatore professionale
30 Luglio 2024 - 00:00
24 Febbraio 2026 - 20:26
FIUMICINO - Continuano le attività di controllo della Guardia Costiera di Roma su tutto il litorale romano a terra ed in mare. Negli ultimi giorni le operazioni di vigilanza hanno riguardato il rispetto dell’ordinanza balneare emessa dall’Autorità marittima capitolina, e in particolare alcune situazioni relative alla sicurezza dei bagnanti.
Un importante dispositivo di uomini e mezzi sui litorali a nord della giurisdizione, ha controllato numerosi pescatori sportivi nei pressi di
“Passoscuro” che non curanti del divieto di pesca sulla spiaggia nelle ore destinate alla balneazione, erano intenti a usare le loro “canne da riva”
, mettendo a repentaglio la sicurezza dei bagnanti presenti. Non è stata questa la prima volta in cui pescatori sportivi in spiaggia sono stati sorpresi a gettare le loro lenze in mare, interferendo così con la balneazione. Per i tanti trasgressori è quindi scattata la sanzione amministrativa pari ad euro 200 ciascuno.
Contemporaneamente a questa attività, che ha coinvolto il personale di più Uffici marittimi, i mezzi nautici della Capitaneria romana impegnati congiuntamente in mare, sempre in località Passoscuro, hanno fermato un pescatore professionale intento a gettare le reti, addirittura a poche decine di metri dalla riva all’interno delle acque riservate alla balneazione. Scattati immediatamente denuncia, sequestro ed una “salata” sanzione amministrativa di 2000 euro.
La Guardia Costiera di Roma tiene a rammentare che l’attività di pesca da riva è consentita solo al di fuori degli orari riservati alla balneazione e che i tratti di mare destinati ai bagnanti non possono essere utilizzati per altre attività. Nel corso di questa stagione estiva, continuerà l’attività di controllo su tutto il territorio di giurisdizione della Guardia Costiera con l’obiettivo di garantire a tutti la fruizione del nostro litorale in piena sicurezza.
Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio
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