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TARQUINIA - Partecipazione popolare e mafia. All’indomani del primo consiglio comunale dell’era Francesco Sposetti, non mancano commenti e mormorii. A fronte di una maggioranza che elogia il clima disteso dell’assise andata in scena giovedì pomeriggio, c’è anche chi commenta gli interventi dei vari consiglieri.
Il primo intervento a suscitare reazioni è stato quello del consigliere d’opposizione in quota Fratelli d’Italia Luigi Serafini che nell’apprezzare la importante partecipazione popolare al consiglio ha fatto un mea colpa rispetto a quanto avveniva negli anni precedenti quando, sui banchi della maggioranza, sedeva il centrodestra.
Una osservazione subito ripresa dalla consigliera Federica Guiducci, in collegamento da remoto, che ha ricordato a Serafini la grande partecipazione nel giorno dell’insediamento del sindaco Alessandro Giulivi. E le foto postate sui social in queste ore sono lì a testimoniarlo. Probabilmente l’emozione di Serafini – così ha sottolineato la Guiducci – ha generato confusione.
Ad onor del vero, la partecipazione popolare ai consigli c’è stata in più di una circostanza, in particolare quando l’assise ha affrontato temi importanti per il territorio, come quello del termovalorizzatore, per dirla una. La pandemia, con ogni probabilità, ha contribuito a rallentare la buona pratica dei cittadini di seguire i consigli dal vivo, più che colpe vere e proprie.
Se su questo aspetto, si è quindi generato dibattito, va dato il merito a Luigi Serafini di aver ripreso, con puntualità di argomenti, i consiglieri di maggioranza Ernesto Cesarini e Piero Rosati, che hanno voluto rimarcare «tanti beni confiscati alla mafia» presenti nel territorio comunale. «Se ci sono tanti è perché abbiamo chiesto noi di acquisirli - ha prontamente sottolineato Serafini - Non certo perché Tarquinia può essere associata alla mafia - ha precisato - In proposito basti sottolineare che il Comune di Tarquinia ha sottoscritto un protocollo con la Guardia di Finanza, grazie alla nostra amministrazione, per il controllo sugli appalti. Quindi che non si accosti Tarquinia alla mafia».
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