18 Aprile 2025 - 01:04
26 Febbraio 2026 - 10:02
S. MARINELLA - La lista civica “Il Paese che Vorrei” torna sulla mozione di sfiducia al sindaco, bocciata qualche giorno fa in consiglio comunale. “Il sindaco e il presidente del consiglio – si legge in una nota - preoccupati dalla precarietà della risicatissima maggioranza, hanno deciso di ignorare la legittima richiesta delle opposizioni di modificare la data di un consiglio dove si sarebbe dovuto discutere una mozione di sfiducia a firma di 8 consiglieri dell’opposizione. Tale convocazione doveva essere concordata con i capigruppo come è previsto dall’articolo 9 del regolamento comunale e non è prerogativa della sola maggioranza, come invece ha sostenuto pubblicamente il presidente Minghella. Allo stesso tempo l’opposizione di destra si è spaccata, aveva deciso di non partecipare alla riunione per protesta rispetto alle modalità di convocazione, ma poi qualcosa non ha funzionato. Perché? Siamo certi che non ci siano avvicinamenti di qualcuno del centrodestra alla corte del sindaco? La mozione è stata respinta, ma i problemi rimangono. La vicenda delle intercettazioni (mai chiarita), le dimissioni di Mencarelli (mai presentate), la ristrutturazione della passeggiata da parte della Beach Management (mai realizzata), la distruzione della balaustra di Via Giuliani (mai spiegata), i troppi annunci di infrastrutture (mai realizzate), gli interrogativi sui tanti affidamenti diretti, l’accordo vergognoso con la destra sulla nuova Provincia (mai annunciata nei programmi elettorali), avrebbero assolutamente meritato la mozione di sfiducia che la consigliera Di Liello ha sottoscritto ed era pronta a votare. La recente, giusta presa di posizione del Pd locale contro la nuova provincia aveva persino fatto sperare che il Pd mollasse finalmente un sindaco ormai screditato. Ma così non è stato. Questo sindaco non riesce neanche a portare in consiglio la variante dei tre parchi verdi a S. Severa proposta da Italia Nostra, da lui ampiamente propagandata assieme alla variante generale del vecchio Piano Regolatore, a causa delle enormi fratture interne che dilaniano una maggioranza che tira a campare e paralizzata da veti incrociati. La funzione politica di questa mozione era quella di riportare all’attenzione i tanti e gravi interrogativi ai quali non è ancora mai stata data risposta. Tra questi: due segretari comunali hanno chiesto il trasferimento; c’entrano qualcosa eventuali anomalie gestionali? La situazione della città, nonostante le dichiarazioni faraoniche di Tidei, è sotto gli occhi di tutti. Al di là di proclami e promesse roboanti, sono noti i disagi che i cittadini vivono quotidianamente, dalla manutenzione delle strade, al disservizio della Gesam (nonostante il costo altissimo della TARI), dalle difficoltà nella viabilità, alle molte promesse ancora non mantenute. L’auspicio è che le forze sane della città possano decidere di votare alle prossime elezioni in modo diverso e non di optare per un astensionismo senza speranza».
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