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VASANELLO - «Non siate indifferenti mai, andate a casa e raccontate questa storia».
Con queste parole, Luca Bruzziches, ricercatore ed esperto di didattica della Shoah, ha concluso l’incontro che ha tenuto oggi con le classi della scuola secondaria di primo grado di Vasanello “Caduti di Nassiriya”, in occasione della giornata della Memoria.
Nell’incontro, Bruzziches ha raccontato la storia di Vittorio Emanuele Anticoli, Angelo Di Porto e Letizia Anticoli, la famiglia ebrea di Viterbo che trovò la morte nei campi di sterminio nazifascisti. La loro terribile storia ha però una nota di amore e solidarietà. Infatti, due componenti della stessa famiglia, furono salvati dalla deportazione grazie a chi non ha ceduto all’indifferenza ed ha rischiato la propria vita per aiutare.
Il piccolo Silvano Di Porto fu nascosto e salvato dalla sua vicina di casa Rita Orlandi, oggi dichiarata “Giusta fra le Nazioni”. Reale di Veroli fu salvata da Franco Ricci e Luigi Morelli, il personale medico dell’ospedale di Viterbo che la accolse quando si ruppe il femore, salendo sul camion che l’avrebbe deportata. I due la nascosero per diverse settimane, evitandole la deportazione.
Una storia di grande impatto, che unisce la macrostoria alla vita vera delle persone comuni del territorio.
L’incontro è stato possibile grazie all’assessore alla Cultura e all’Istruzione del Comune di Vasanello Dominga Martines, che ha accolto e sostenuto la proposta della nostra scuola e a cui vanno i nostri ringraziamenti.
All’evento ha partecipato anche il sindaco di Vasanello Igino Vestri.
«Fate tesoro di queste esperienze, ragazzi, – ha detto il sindaco – perché questa Giornata ci esorta a riflettere sul passato, ma è anche l’occasione per investire sul vostro futuro, perché l’indifferenza non faccia mai parte del vostro modo di approcciarvi alla vita. Così come non è stato indifferente il vasanellese Sebastiano Pieri, agente della Polizia penitenziaria in servizio al carcere milanese di San Vittore, che nel 1944 fu scoperto ad aiutare i detenuti, anche ebrei, a mantenere i rapporti con le famiglie, nascondendo nella fodera del berretto di ordinanza i messaggi tra i prigionieri politici e i loro parenti. Pieri fu scoperto dai nazisti, arrestato, deportato a Mauthausen e infine a Gusen, dove venne ucciso. Una storia di grande coraggio che voglio condividere con voi».
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