CIVITAVECCHIA – La “riserva fredda” annunciata dal Governo per le centrali Enel di Brindisi Sud e Torrevaldaliga Nord non può essere archiviata come una semplice soluzione tecnica. A ribadirlo è l’Ugl Chimici – Settore Elettrici, che riporta il tema sul terreno più concreto e sensibile per il territorio di Civitavecchia: quello del lavoro e del futuro industriale dopo il 31 dicembre 2025, data fissata per la cessazione definitiva della produzione a carbone.

La conferma arrivata in Parlamento dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, durante il question time, non basta da sola a rassicurare lavoratori e comunità locali. «Il punto non è una formula tecnica: è il lavoro», sottolinea il segretario nazionale Ugl Chimici Michele Rizzi, chiedendo che le decisioni inserite nel Dpcm di fine anno si traducano in risposte reali e verificabili sul piano occupazionale.

Per Civitavecchia, dove la centrale di Torrevaldaliga Nord ha rappresentato per anni un pilastro economico e occupazionale, la fase di riserva fredda rischia di diventare una lunga sospensione senza prospettiva se non accompagnata da un progetto industriale chiaro. Il sindacato chiede che proprio questa fase transitoria apra la strada a una riconversione capace di mantenere competenze, posti di lavoro e centralità strategica del sito, che ha contribuito in modo significativo alla produzione energetica nazionale.

Il quadro resta quello tracciato dal PNIEC: uscita dal carbone entro fine 2025. Proprio per questo, avverte l’Ugl Chimici, la transizione non può tradursi in un vuoto produttivo. «Il territorio merita fatti concreti – afferma Rizzi – percorsi che generino lavoro stabile e sviluppo duraturo». Un messaggio che riguarda Brindisi, ma che parla direttamente anche a Civitavecchia, chiamata ancora una volta a non restare ai margini delle scelte strategiche sul proprio futuro industriale.