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Omicidio Vannini, i genitori di Marco: ''Sconcertati per la trasmissione di Franca Leosini''

Omicidio Vannini, i genitori di Marco: ''Sconcertati per la trasmissione di Franca Leosini''

Tanto scrive l’avvocato Celestino Gnazi ai vertici Rai dopo la messa in onda della doppia puntata di Storie Maledette. Mamma Marina: «Mi ha fatto male sentirmi definire da lei ‘‘Madonna Addolorata’’. Non mi nomini più o mi descriva per quello che sono» Il critico televisivo Aldo Grasso: «In queste interviste la vera dimenticanza è sempre per chi ha subito il torto, per chi ha sofferto in maniera così lacerante»

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di GIULIANA OLZAI 

CERVETERI – «Non sono una madre disperata e nemmeno una Madonna Addolorata»: a parlare è Marina Conte, mamma di Marco Vannini, rivolgendosi alla conduttrice Franca Leosini tramite Facebook. Uno sfogo quello di mamma Marina espresso con dure parole alla celebre conduttrice di ‘’Storie Maledette” che, durante l’intervista ad Antonio Ciontoli –  padre della fidanzata di Marco al quale nei mesi scorsi la Corte di Appello ha ridotto la pena da 14 a 5 anni e ha confermato tre anni ciascuno per il resto della famiglia per omicidio colposo –  l’aveva così definita: «La madre di Marco Vannini è disperata, una Madonna Addolorata, ha perso suo figlio». 
Mamma Marina ha formulato la sua replica con un post sul gruppo Giustizia e Verità per Marco Vannini, gestita dal cugino di Marco: «Cara Signora Leosini, non intendo, in questo momento, entrare in merito al modo in cui ha condotto l’intervista all’assassino di mio figlio. Volevo però dirle che mi ha fatto molto male sentirmi appellare da lei come ‘la Madonna Addolorata’ ed essere definita più volte durante la sua trasmissione come una ‘madre disperata’, che sostanzialmente non sa quello che dice. Naturalmente sono disperata per aver perso mio figlio, ma sono una madre assolutamente lucida e determinata, che sta lottando con tutte le sue forze da quattro anni per avere la giusta giustizia e non mollerò mai, fino a quando non avrò ottenuto la giustizia che mio figlio merita. Io non vorrei essere più nominata da lei, ma, se proprio dovesse farlo e se lo ritenesse opportuno e consentito, mi descriva per quello che realmente sono e non per quello che fa più comodo a lei o ai suoi ospiti».
Ad intervenire anche l’avvocato Celestino Gnazi che tramite Facebook pubblica il testo di una mail che ha inviato mercoledì scorso ai vertici Rai: Al presidente Rai Marcello Foa, a tutti i membri del CdA, all’amministratore delegato Fabrizio Salini, al direttore e vice direttore di RAI 3 Stefano Coletta e Giovanni Anversa, nonché all’Usigrai, con oggetto l’intervista televisiva della giornalista Leosini al Ciontoli, trasmessa su Rai 3 (il 30 giugno e il 2 luglio scorso) nell’ambito di due puntate speciali della trasmissione “Storie Maledette”.
«La presente, con riferimento all’oggetto, per espresso incarico dei sigg.ri Marina Conte e Valerio Vannini, genitori del ventenne Marco vannini, ucciso il 17/18 maggio 2015 in Ladispoli mentre era ospite della famiglia Ciontoli. I miei assistiti esprimono grande sconcerto e la più ferma indignazione in ordine al contenuto alla intervista di che trattasi: non solo e non tanto relativamente a dichiarazioni ed atteggiamento (già abbondantemente noti) dell’intervistato ma soprattutto in relazione alla conduzione dell’intervista. I miei clienti, invero, hanno preso atto che sia trattato non già di una intervista ma di mere dichiarazioni assistite, conducenti esclusivamente alla esposizione della linea difensiva della famiglia Ciontoli senza alcun contraddittorio, senza il minimo accenno alle contrapposte argomentazioni accusatorie sostenute dalla famiglia Vannini e addirittura con il suggerimento, da parte della conduttrice Franca Leosini di argomentazioni difensive cui, sinora, il pudore (se in questa vicenda di pudore si può parlare) aveva impedito di far cenno. Scegliendo fior da fiore (puntata del 30/6 intorno al minuto 40): “C’è da credere che Marco non abbia capito, non abbia realizzato di essere stato raggiunto da un colpo d’arma da fuoco (che gli aveva appena bucato polmoni, cuore e costola! N.D.S.) perché altrimenti si sarebbe attivato lui per primo…..avrebbe insistito per chiamare un’ambulanza…”. Non parla l’intervistato ma la Leosini (sic!) e persino Ciontoli sembra imbarazzato da siffatta inconcepibile argomentazione quando risponde: “Presumo di sì”. I miei assistiti, incredibilmente, non sono stati interpellati e neppure avvisati che sarebbero state trasmesse le due puntate speciali. Appresa la circostanza dal lancio pubblicitario hanno contattato Federica Sciarelli, che sin dall’inizio ha trattato il caso su Rai 3 e del caso conosce in modo approfondito ogni aspetto: ebbene, è difficile crederlo, ma persino la Sciarelli era all’oscuro di tutto. A quel punto, Marina e Valerio si sono fatte molte domande ed occorre dire che le risposte che sono arrivate dalla trasmissione hanno abbondantemente superato ogni più fosca previsione.
I miei assistiti chiedono di essere messi nelle condizioni di replicare a quanto emerso dalle citate trasmissioni (scusandosi di non riuscire a pronunciare la parola “intervista”) ma, in disparte ciò, chiedono alle SS.LL. di prendere visione del contenuto di siffatte trasmissioni e di comunicare ai miei assistiti se lo ritengano in linea con le linee guida di un Servizio Pubblico.  Peraltro, non si può non notare con grande amarezza come RaiI 3 abbia rinunciato (assumendo d’ufficio la difesa della famiglia Ciontoli alla vigilia della sentenza della Corte di Cassazione) ad una ormai consolidata tradizione di protezione delle vittime, vanto – ormai compromesso – della Rete. Perché? Concludendo con la richiesta (espressamente sollecitata dai coniugi Vannini) di un riscontro cortesemente celere, colgo l’occasione per inviare i migliori saluti».
L’avvocato Celestino Gnazi conclude dicendo che: «Ad oggi non è pervenuta alcuna risposta e c’è da credere che non perverranno risposte di alcun genere. Che dire? Non saprei. Di certo, le mancate risposte non possono che generare altre domande, altri interrogativi, sempre più preoccupanti. Ma noi siamo qui. Ci saremo sempre». 
Le polemiche sul caso Vannini non sembrano spegnersi. Dal Blog di Aldo Grasso del Corriere della Sera, il critico televisivo, giornalista e professore universitario italiano, in un video  dal titolo ‘’Franca Leosini e l’intervista a Ciontoli: quando la televisione si sostituisce al tribunale’’,  si chiede quale sia «l’utilità di un’intervista a un personaggio che ha fornito una ricostruzione dei fatti piena di menzogne”, concludendo che: «La vera dimenticanza è sempre per chi ha subito il torto». 
«Sono giorni – dice Aldo Grasso – che mi chiedo che senso hanno certe interviste. Che senso ha l’intervista che Franca Leosini ha fatto ad Antonio Ciontoli su Rai 3. Ricostruisco brevemente i fatti. Antonio Ciontoli è stato condannato in secondo grado a 5 anni per omicidio colposo, in primo grado, invece a una pena più severa a 14 anni. Cosa era successo? Era successo che questo signore, ex militare di carriera, gingillandosi con una pistola, aveva ucciso il suo futuro genero che era in casa, stava facendo il bagno pensate, ma soprattutto la cosa drammatica è che questo ragazzo è stato colpito ma prima che intervenissero  i medici è passato tantissimo tempo e soprattutto questa ricostruzione è accertata piena piena piena di menzogne. Allora che senso ha questa intervista? La televisione ancora una volta vuole sostituirsi al tribunale. Gli avvocati dei Ciontoli pensano che con questa intervista i giudici della cassazione possano essere smossi e capire il lato umano per quanto demenziale? E poi è successa una lite all’interno di Rai tre perché del caso se ne è occupata Roberta Petrelluzzi con un tweet a favore di Ciontoli, poi invece Federica Sciarelli ha preso le parti della famiglia Vannini e infine la Leosini ha intervistato Ciontoli. Ecco comunque in queste interviste la vera dimenticanza è sempre per chi ha subito il torto, per chi ha sofferto in maniera così lacerante».


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