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Sfruttamento del lavoro, caporalato e truffa: perquisizioni e sequestri

Sfruttamento del lavoro, caporalato e truffa: perquisizioni e sequestri

Maxi operazione della Guardia di Finanza: indagati 22 soggetti e coinvolte 18 società. Sequestro preventivo per 612mila euro Oltre trecento lavoratori costretti a prestare servizio per soli cinque euro l’ora

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TARQUINIA – All’alba di ieri mattina oltre settanta finanzieri del Comando provinciale di Viterbo, in collaborazione con l’Ispettorato del lavoro di Viterbo, hanno eseguito  11 sequestri preventivi per un valore complessivo di 612mila euro quale profitto dei reati di sfruttamento del lavoro, caporalato e di truffa aggravata ai danni dell’Inps. 

Una cooperativa a mutualità prevalente e tre società sono state sequestrate ed affidate ad un amministratore giudiziario nominato dal giudice  e sono state inoltre effettuate 47 perquisizioni presso i domicili degli indagati e delle aziende ad essi riconducibili  tra Tarquinia, Montalto di Castro, Frascati Civitavecchia, Fiumicino, Roma, Novara, Campobasso e Anagni.

Le indagini, coordinate e dirette dalla  Procura della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia, pm Alessandro Gentile,  ed eseguite dai finanzieri della Compagnia Guardia di Finanza di Tarquinia diretta dal capitano Antonio Petti, sono consistite in articolati servizi di osservazione, effettuazione di perquisizioni e sequestri, audizioni di decine di operai, esame di migliaia di documenti contabili ed extracontabili, esame di decine  di rapporti bancari e intercettazioni telefoniche che hanno portato alla luce, secondo l’accusa, di “un sistema perverso e spregiudicato di sfruttamento di operai”.

Secondo quanto accertato dai finanzieri, i lavoratori coinvolti, oltre 300  in tutto,  sarebbero stati costretti ad espletare attività lavorativa  a fronte di una bassissima retribuzione e subire la lesione di diritti primari, quali quelli della fruizione di ferie, del trattamento di fine rapporto  e della quattordicesima. Le vittime sono per la maggior parte lavoratori , come camerieri, baristi, banconisti, addetti al carico e scarico merci, operatori di impianti di  recupero, panificatori, commessi, ecc..  ai quali non venivano richieste particolari competenze tecniche e pertanto, secondo l’accusa, “ facilmente esposti all’abuso e  all’approfittamento di chi li reclutava ed utilizzava”.

In base ai contratti collettivi di lavoro applicabili ai vari settori economici coinvolti, gli operai avrebbero dovuto percepire una retribuzione oraria non inferiore in alcuni casi  ad euro 12,48 mentre dalle indagini è emerso che gli stessi dovevano accontentarsi di appena euro 5 l’ora.  Condizioni che non potevano rifiutare visto lo stato di bisogno e l’assoluta precarietà della propria situazione economica.

Le indagini hanno consentito di appurare che tutto partiva dalla proposta di una cooperativa. I gestori della cooperativa, con sede presso la zona artigianale di Tarquinia, tra cui un ragioniere commercialista della città,  F. C, dagli anni 2014-2015 in poi, hanno contattato diverse ditte e società di Tarquinia, Montalto di Castro, del litorale laziale della provincia di Roma nonché della stessa capitale, proponendo ai titolari delle stesse aziende notevoli vantaggi economici, mediante abbattimento dei costi di gestione del personale, tasse, contributi ed indennità varie. “Il sistema – secondo l’accusa –  prevedeva il licenziamento degli operai, fino a quel momento regolarmente assunti da quelle imprese,  ed il loro passaggio alle dipendenze della cooperativa.  In sostanza, la forza lavoro già in servizio, per la maggior parte costituita da cittadini italiani, sarebbe dovuta transitare, solo cartolarmente, in carico alla cooperativa appaltatrice, rimanendo invece a svolgere le stesse mansioni originarie presso il medesimo luogo di lavoro e presso l’effettivo datore di lavoro, mediante la stipula di un contratto di appalto o di distacco fittizio”.  Alcuni lavoratori sarebbero addirittura risultati completamente ignari del  “cambio” del datore di lavoro e ne avrebbero preso atto solo successivamente a seguito della consegna delle buste paga, contenenti le nuove indicazioni e  le conseguenti condizioni peggiorative. “Ovviamente – per la Finanza – si trattava di una falsa cooperativa di lavoratori”.

La situazione ha comportato la denuncia all’autorità giudiziaria  di tutti i datori di lavoro che hanno accolto la proposta della cooperativa, inducendo così i propri dipendenti ad accettare la corresponsione di trattamenti retributivi inferiori a quelli previsti per legge e a rinunciare al Tfr maturato fino alla risoluzione del rapporto di lavoro, per il successivo passaggio alla cooperativa. Inducendo i lavoratori anche a diventare soci lavoratori della “cooperativa di fatto inesistente”, ad effettuare orari di lavoro estenuanti a fronte di paghe fisse; a rinunciare alle ferie, alla 14esima e alle altre indennità spettanti per legge, finanche al bonus di 80 euro previsto dal D.L.nr. 66/2014.  Secondo quanto accertato dai finanzieri, per coloro che protestavano l’unica alternativa era starsene a casa. I lavoratori erano così costretti ad accettare il passaggio dal normale inquadramento lavorativo secondo il contratto collettivo nazionale di lavoro del settore in cui prestavano il servizio, a quello previsto per i soci della cooperativa che prevedeva retribuzioni mensili nettamente inferiori. 

Tale sistema illecito era notevolmente conveniente per gli imprenditori in quanto, non solo consentiva di abbattere il costo del lavoro, ma anche di avere illeciti risparmi di Iva e di Irap. “ Le aziende pseudo-committenti che hanno aderito – secondo l’accusa – hanno beneficiato, infatti, di un considerevole risparmio dell’Irap in quanto hanno potuto dichiarare imponibili in misura inferiore a quella reale, a causa della mancanza della voce relativa al costo del lavoro (indeducibile ai fini Irap) nonché detrarre indebitamente l’Iva grazie alle fatture “Per servizi” emesse dalla cooperativa per le prestazioni di lavoro”.  In alcuni casi i finanzieri avrebbero riscontrato, prassi volte a danneggiare i lavoratori: “Per esempio conteggiando in busta paga un numero di ore inferiori a quelle da retribuire e inserendo delle indennità di trasferta al posto della retribuzione, che non si computano nell’imponibile previdenziale e fiscale”.

Durante le investigazioni,  diversi sarebbero stati i tentativi posti in essere da alcuni indagati per ostacolare le indagini “mediante il condizionamento dei testimoni convocati dai finanzieri della Compagnia di Tarquinia. Tentativi risultati vani grazie alle intercettazioni telefoniche che hanno consentito di appurare le condotte elusive e le manovre poste in essere dai rei per sviare le indagini”.

L’attività  ha poi consentito di smascherare anche un’ingente truffa aggravata ai danni dell’Inps.  Infatti i lavoratori “venivano fatti risultare come neo assunti in capo alla cooperativa al fine di beneficiare illegalmente delle agevolazioni contributive previste per le nuove assunzioni e per la trasformazione dei contratti di lavoro secondo le leggi di stabilità 2014 e 2015, senza contare che per legge non è consentito percepire le agevolazioni in parola se non si rispettano i minimi retributivi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro”.


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