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Usi civici, Tidei e Minnucci: "Basiti dall'ennesimo sproloquio di La Rosa"

Duri i consiglieri regionali dem in una nota. Sul tema interviene anche Natili (Gruppo di intervento giudico onlus) che chiede collaborazione tra Comune e Agraria 

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CIVITAVECCHIA – “Restiamo basiti di fronte all’ennesimo sproloquio del consigliere La Rosa relativo agli usi civici. Sostenere, come fa, che con la nuova perizia centinaia di famiglie di Civitavecchia perderanno la proprietà della propria casa, che passerà al Demanio collettivo gestito dall’Università agraria, è qualcosa di vergognoso oltre che falso”.

Lo dichiarano, in una nota congiunta, i consiglieri regionali del Lazio Marietta Tidei e Emiliano Minnucci (Pd). Secondo i dem infatti quella perizia dice “l’esatto opposto perché libera diverse aree dai gravami finora esistenti. La Regione non fa altro che invitare l’associazione Agraria a dare la massima pubblicizzazione alla nuova perizia secondo la quale rimangono ancora della aree interessate dagli usi civici ma sono meno di quelle interessate fino ad oggi. È un passo in avanti. Sulle aree ancora coinvolte – sottolineano Tidei e Minnucci – dovrà, speriamo presto, esprimersi il Commissario degli usi civici. In consiglio ci sono già alcune proposte di legge e la Giunta sta lavorando ad una proposta che cercherà di risolvere la questione per i cittadini coinvolti. La complessità della questione esigerebbe serietà, lavoro ed interlocuzione continua tra i soggetti che a vario titolo stanno provando a risolvere questo problema. Come altri colleghi abbiamo partecipato a tante riunioni e insieme agli uffici stiamo cercando una soluzione valida in un quadro normativo molto complesso. La Rosa lo sa benissimo – concludono duri – e non dovrebbe lanciarsi in allarmismi infondati, mobilitando i cittadini contro un rischio che non esiste”.

Sul tema interviene anche Daniele Natili, coordinatore per la Regione Lazio del Gruppo di intervento giuridico onlus. Seguendo le indicazioni normative spetta alla locale Università Agraria “provvedere, con pubblicazioni e affissioni in tutta la città, ad informare le famiglie interessate da questa difficile vicenda. Nulla, peraltro, impedisce al comune di Civitavecchia di collaborare con altrettante forme di divulgazione. La legge prevede che i cittadini possano nel termine di 30 giorni opporsi all’accertamento peritale davanti al Commissario per gli usi civici di Roma. Al momento – sottolinea Natili – nessun cittadino rischia di perdere alcunché, finche non venga notificata loro una richiesta di reintegra nelle forme di legge. Soprattutto, gli amministratori locali non possono ritenere soluzione sufficiente il fatto che i cittadini coinvolti si oppongano in sede giurisdizionale. C’è altro da fare”.

Per Natili, trattandosi di cittadini in buona fede, Comune, Agraria e Regione hanno “il dovere di cercare una soluzione amministrativa alla questione” e spiega di aver partecipato nella privare del 2018 ad un incontro alla presenza di rappresentanti del Comune e della Università agraria, ad un incontro davanti al Commissario per gli usi civici di Roma, nel quale sembrava delinearsi la possibilità di una conciliazione amministrativa che terrebbe i cittadini indenni da qualsiasi ricorso. Dal comunicato di ieri e dal contenuto della determinazione dirigenziale pubblicata dalla Università agraria di Civitavecchia, apprendo che, al momento, non vi è traccia della soluzione amministrativa auspicabile. Rendo noto che il Commissario per gli usi civici chiese espressamente che venisse data pubblicità a quanto avvenuto davanti a lui, nell’interesse collettivo. Non conosco i motivi per i quali, al momento, la strada di collaborazione intrapresa dal Comune e dall’Università agraria non sembra essere proseguita o, se prosegue, non venga resa nota. Esprimo il rammarico che, con la determinazione regionale del 21 febbraio scorso, l’iter amministrativo appare riportato indietro di un anno, tutto dovendo ripartire dal nuovo accertamento peritale e dalla nuova cartografia. Torno, pertanto, ad auspicare – conclude Natili – che i due Enti non abbandonino il percorso di responsabile cooperazione già intrapreso”.


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