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Il Trittico: Conflitto d'interessi all'Ater

Anche l'associazione Il Trittico interviene sulla vicenda relativa al licenziamento di Mauro Nunzi dall'Ater, attorno al quale si è...

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Anche l'associazione Il Trittico interviene sulla vicenda relativa al licenziamento di Mauro Nunzi dall'Ater, attorno al quale si è ormai scatenata una vera e propria bagarre.

L'associazione, guidata da Alvaro Balloni, sottolinea come l'ente sia giunto al licenziamento di un suo dirigente «nonostante gli inviti all'approfondimento del Sindaco e del Consiglio comunale e dell'assessore regionale Bruno Astorre». Le ragioni dunque, proseguono dal Trittico, potrebbero essere politiche «in quanto appare poco plausibile che un'azienda pubblica come l'Ater, uscita rinnovata nella composizione da appena qualche mese, entri subito in rotta di collisione con un dirigente che come Mauro Nunzi è stato per 20 anni una colonna della sua attività . E' insomma possibile che il male dell'Ater consista nella presenza nel suo organico dell'ingegner Nunzi?». L'associazione denuncia poi, come già  altri avevano fatto, la singolare celerità  nel procedimento intentato nei confronti di Nunzi, «quando invece – spiegano – in quello intrapreso nei riguardi degli occupanti abusivi degli stabili si sia impiegato un tempo molto più ampio, tanto che soltanto a fine giugno, (sarà  stata una coincidenza, ma ad elezioni avvenute) sono stati adottati i primi provvedimenti per rendere esecutivo lo sgombero. Meno che mai si comprende come, in spregio ad ogni principio di opportunità  se non di incompatibilità  e di conflitto di interessi, le cause relative alla procedura di sfratto siano state affidate dall'azienda ad un legale che (sarà  stata anche questa una coincidenza) condivide lo studio con Pietro e Marco Tidei, quest'ultimo consigliere dell'Ater stesso». Il Trittico prosegue spiegando anche di non ricordare «il verificarsi di così tante occupazioni abusive concentrate in un arco di tempo così breve, nà© una tale lentezza nell'intervenire su di esse. Riteniamo pertanto – concludono dall'associazione – che nell'occasione sarebbe stato necessario usare più senso della misura, ed anche più coerenza e trasparenza».


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