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La Asl Roma 4 risponde ad AVS: «Proroga ACAPO illegale, nessun arretrato negli uffici»

La DG Marino: «Internalizzato quasi il 50% del personale, pagamenti fornitori al 100% nei tempi»

La Asl Roma 4 risponde ad AVS: «Proroga ACAPO illegale, nessun arretrato negli uffici»

La sede della Asl Roma 4

Dopo la nota di AVS sul mancato rinnovo del contratto per il supporto amministrativo, arriva la replica della Asl Roma 4. La direttrice generale Rosaria Marino respinge l’idea che la scelta abbia prodotto un “vuoto” negli uffici e chiarisce che la prosecuzione del rapporto con ACAPO non sarebbe stata praticabile per ragioni normative, oltre che organizzative.

«Il contratto per le attività amministrative con ACAPO non è continuato per ottenere risparmi economici, tant’è che quasi il 50% del personale è stato internalizzato con un apposito avviso pubblico, ma perché una ulteriore proroga sarebbe stata illegale», ribadisce Marino, sottolineando che «è sufficiente conoscere un po’ le leggi vigenti per capirlo». In sostanza, la linea dell’azienda sanitaria è netta: non si sarebbe trattato di una scelta discrezionale legata alla sola spending review, ma di un passaggio obbligato per evitare una proroga non consentita.

Sul tema delle ricadute operative, la direttrice generale contesta l’esistenza di criticità e arretrati. «Non vi è alcun arretrato amministrativo in essere», afferma, indicando come elemento a supporto «il raggiungimento della ASL Roma 4 al 100% dell’obiettivo regionale in relazione ai pagamenti dei fornitori nei tempi previsti». Un dato che, nelle intenzioni della DG, dovrebbe smentire il quadro di uffici in sofferenza e pratiche bloccate descritto nella nota politica.

Marino entra poi nel merito dei numeri del personale amministrativo, definendo «scorretto» parlare di sotto-organico. «I numeri dicono che il personale amministrativo in servizio è il 12,8% dell’organico ben al di sopra del 7% previsto da sempre dalla Regione», spiega, aggiungendo che la Asl Roma 4 conta «un organico complessivo di circa 1950 persone assunte direttamente, ed altre 500 circa operanti indirettamente con contratti di servizio (pulizie, ausiliari, portinerie mensa, vigilanza, CUP)». Da qui anche una valutazione più ampia: «Sostanzialmente per ogni 100 residenti nel nostro territorio vi è una persona che lavora nella ASL. Quindi il numero del personale non è così basso, anche se è necessario reclutare alcune figure assenti».

La DG sposta infine l’attenzione dal tema quantitativo a quello dell’organizzazione interna. «Sicuramente invece il personale deve essere motivato, valorizzato ed efficientati i processi e le funzioni, cosa che stiamo facendo non senza incontrare resistenza», afferma Marino, rivendicando che questo percorso è «fondamentale nell’interesse dei lavoratori di cui vogliamo valorizzare le carriere e soprattutto dei cittadini a cui vogliamo garantire le prestazioni necessarie alla loro salute».

La replica dell’azienda sanitaria arriva dunque con una doppia linea: da un lato la rivendicazione della legittimità amministrativa della scelta – con l’impossibilità di prorogare ulteriormente il contratto – dall’altro la smentita di un impatto negativo sugli uffici, chiamando in causa indicatori regionali e percentuali di organico. Un botta e risposta che, sul piano politico, difficilmente si chiuderà qui, ma che al momento mette nero su bianco la posizione della direzione generale sulla vicenda.

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