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Racconti dell'aria

Il caccia più versatile

In un contesto in cui ogni aereo era progettato per un ruolo specifico, l'F/A-18 fu adattato a molteplici funzioni, dimostrando eclettismo e duttilità

FA-18C 172 di Paolo Colaiacomo

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Il 6 gennaio 1972, l'US Air Force emanò specifiche per la ricerca di un nuovo caccia leggero, agile e veloce, in grado di fungere da complemento a velivoli più pesanti e costosi, come l'F-15, creando così una forza aerea mista. I parametri del concorso LWF (Light Weight Fighter) richiedevano un velivolo del peso di 9.100 kg, ottimizzato per il combattimento aria-aria, con velocità comprese tra Mach 0,6 e Mach 1,6 e altitudini variabili tra 9.150 e 12.200 metri e che fosse dotato di elevata accelerazione. Nel marzo 1972, furono dichiarati vincitori i progetti presentati da General Dynamics, con il suo YF-16, e da Northrop con l'YF-17.
Il 13 gennaio 1975, l'YF-16 fu dichiarato vincitore, scelta motivata dai costi operativi inferiori, dalla maggiore portata e dalle superiori performance di manovra. Tuttavia, si trattò anche di una decisione economica: infatti, l'aereo della General Dynamics impiegava il motore Pratt & Whitney F100, lo stesso utilizzato dall'F-15, il che contribuiva a ridurre i costi unitari del propulsore per entrambi i programmi.
Nonostante la sconfitta nel concorso LWF, l'YF-17 attirò l'attenzione della Marina degli Stati Uniti e, nello stesso anno, fu selezionato per lo sviluppo come aereo imbarcato, destinato a sostituire sia l'F-14 che l'A-7. L'US Navy optò per l'Hornet per una serie di motivi: innanzitutto, il caccia era bimotore, una configurazione generalmente preferita per velivoli destinati ad operare in ambito marittimo. Inoltre, i nuovi motori F404 dimostrarono eccellenti qualità in termini di affidabilità, consumi e costi di gestione e manutenzione. Il design dell'Hornet si prestava bene all'integrazione di una coppia di slitte per missili Sidewinder alle estremità delle ali, oltre a due nicchie per missili a guida SARH di classe Sparrow, mantenendo liberi tutti i punti di aggancio subalari per i carichi di missione.
Northrop collaborò con McDonnell Douglas (ora Boeing) per sviluppare la versione navale dell'YF-17, designata F/A-18 Hornet. L'acronimo F/A indicava Fighter/Attack, ossia caccia/aereo da attacco, evidenziando il duplice ruolo del nuovo velivolo.
L' Hornet era alimentato, come detto, da una coppia di turbofan General Electric F404, che lo spingevano ad una velocità massima di Mach 1.8 ad alta quota; era dotato di un totale di 9 postazioni d'arma, in grado di impiegare un'ampia gamma di missili, bombe e razzi.

F/A-18E 1/48 di Francesco Pasculli

L'armamento interno era costituito da un cannone rotante M61 Vulcan da 20 mm montato sul muso. L' F/A-18 divenne noto per la sua notevole agilità, anche a bassa velocità, che lo rendevano un avversario particolarmente difficile, soprattutto nei combattimenti ravvicinati. L'F-18A era equipaggiato con il radar Hughes APG-65, estremamente avanzato, dotato di piene capacità multimode, e il pilota disponeva di un cockpit modernissimo, con una serie di display multifunzione che gli consentivano di visualizzare e gestire tutti i dati necessari. Negli alloggiamenti destinati ai missili Sparrow potevano essere installati un paio di pod di navigazione e attacco, come il Nite Hawk FLIR, il TINS e un laser spot tracker. Anche la facilità di manutenzione era particolarmente curata, con la presenza di ben 268 pannelli di accesso rapido. Del caccia fu realizzata anche la versione biposto F/A-18B, per conversione operativa, che manteneva piene capacità di combattimento. Anche l'USMC (i Marines) decisero di seguire l'US Navy e scelsero l'Hornet per sostituire tutti i suoi F-4 Phantom e A-4 Skyhawk: fattore che incrementò il numero degli esemplari preventivati, da 780 a ben 1.366; sebbene questa previsione, alla fine, non fu rispettata.
Dal 1980 al 1987 furono consegnati 371 F/A-18A e 40 F/A-18B di serie. Dal 1987 la produzione dell'Hornet passò alla nuova versione F/A-18C (D per i biposto), che introduceva significativi miglioramenti nell'avionica e la compatibilità con nuovi missili: l'AMRAAM, gli Harpoon (antinave) e le nuove versioni dei Maverick. I motori furono potenziati, il radar fu sostituito dal nuovo APG-73 ed furono integrati i nuovi pod di navigazione/attacco AAS-38A/B, i quali incorporavano un illuminatore laser.
FA-18C 1/72 di Paolo Colaiacomo

F/A-18C 1/72 di Paolo Colaiacomo

Successivamente, furono resi compatibili anche i missili SLAM e le bombe JSOW, nonché le ultime versioni dei missili HARM. Gli F/A-18C dotati dei pod di navigazione/attacco sopra citati disponevano di FLIR (pod per la rilevazione della radiazione infrarossa) e di avionica compatibile con l'utilizzo di visori ad infrarosso NVG, che consentivano al pilota di identificare e attaccare bersagli al suolo anche in condizioni di scarsa illuminazione; pertanto, furono denominati anche F/A-18C Plus “Night Attack”. Per quanto concerne gli F/A-18D, biposto, è necessario distinguere tra quelli a doppio comando, utilizzati per la conversione operativa, e quelli in configurazione “Night Attack”, che rappresentavano veri e propri aerei d'attacco biposto, dotati di un pilota e di un navigatore/addetto ai sistemi (simile all'F-14). Questa particolare versione fu adottata dal Corpo dei Marines degli Stati Uniti. In totale, furono consegnati 466 F/A-18C e 161 F/A-18D nelle varie configurazioni, portando così il totale degli Hornet costruiti per la Marina degli Stati Uniti e il Corpo dei Marines a un notevole numero di 1.159 esemplari.
Già dagli anni '80, la US Navy aveva iniziato a considerare le problematiche relative alla radiazione degli A-6 Intruder, rendendosi conto che l'Hornet non rappresentava una soluzione ottimale, in particolare per quanto concerneva l'autonomia. La McDonnell Douglas, riconoscendo le esigenze dell'US Navy, propose il progetto Hornet 2000, che fu approvato nel 1992 e designato F/A-18E/F Super Hornet.
Il nuovo velivolo garantiva un'autonomia superiore del 40% rispetto all'Hornet, con la capacità di rimanere in volo, in configurazione aria-aria, per 71 minuti a 400 miglia nautiche dalla portaerei, contro i 58 minuti di un F-14D. Inoltre, i motori F404 furono sostituiti con gli F414, assicurando una potenza maggiore del 35%, mentre la capacità di armamento fu incrementata grazie a due ulteriori punti di aggancio subalari. La maggiore potenza installata consentiva al Super Hornet di raggiungere velocità prossime ai Mach 2.
Anche l'avionica fu aggiornata, introducendo la piena compatibilità con le bombe JDAM a guida GPS, la capacità di svolgere missioni di ricognizione con il pod SHARP e la possibilità di effettuare rifornimenti aerei mediante serbatoi subalari ad alta capacità e un pod centrale ARS contenente la sonda a cesto retrattile. Come il suo "fratello minore" Hornet, anche il Super Hornet è dotato di un cannone Vulcan montato sul muso, sebbene con 166 colpi in meno.
Attualmente, il Super Hornet rappresenta il principale caccia-bombardiere navale degli Stati Uniti e condivide i ponti delle portaerei con la sua versione da guerra elettronica, denominata EA-18G Growler. Oltre alle differenze interne di radar e avionica, esternamente il Super Hornet presenta prese d'aria per i motori squadrate, denti di cane sulle ali e lerx più grandi alle radici alari. I lerx sono un espediente progettato per generare vortici che mantengono il flusso d'aria attaccato alle ali, aumentando la portanza e migliorando la manovrabilità a basse velocità e durante manovre brusche.
Il Super Hornet è entrato in servizio nel 2001, con un totale di 573 velivoli. Dal 2005, questi aerei vengono consegnati allo standard Block 2, che integra un avanzatissimo radar APG-79 con tecnologia AESA, casco JHMCS abbinato ai nuovi missili AIM-9X Sidewinder e capacità di operare anche nel ruolo di pattugliamento/attacco marittimo, in sostituzione dei vecchi S-3 Viking.
FA-18E 1/48 di Francesco Pasculli

A-18E 1/48 di Francesco Pasculli


Il battesimo del fuoco avvenne nel 1986, quando gli Hornet della vecchia portaerei Coral Sea attaccarono postazioni della difesa aerea libica; tuttavia, l'impegno più gravoso si manifestò nel 1991 con l'Operazione Desert Storm, finalizzata alla liberazione del Kuwait. Nel corso di questo conflitto, gli Hornet dimostrarono eccezionali qualità di affidabilità, precisione e disponibilità media, risultando capaci di svolgere indistintamente missioni aria-aria e d'attacco.  
La prima notte di guerra, un Hornet andò perduto, probabilmente a causa di un missile terra-aria. Durante una missione di attacco, una sezione di F/A-18C incappò in due MiG-21 Fishbed iracheni. I due Hornet distrussero entrambi i Fishbed utilizzando i Sidewinder, senza liberarsi del carico aria-suolo, completando così la loro missione d'attacco e rientrando alla portaerei. Questo incredibile evento rappresentò la prima volta in cui un aereo da combattimento ingaggiò un dogfight senza interrompere la propria missione di attacco.  
Sempre durante quel conflitto, almeno tre caccia furono colpiti da missili terra-aria a corto raggio, ma nonostante i danni, riuscirono a rientrare alla base. L'Operazione Desert Storm dimostrò la validità dell'F-18, ulteriormente confermata nel corso delle successive operazioni belliche a cui prese parte: in Iraq, Kosovo, Bosnia e Afghanistan.  
Particolarmente apprezzate furono le capacità di attacco notturno di precisione: i due pod montati al posto dei missili Sparrow/AMRAAM contenevano un sistema di individuazione e attacco con sensore FLIR e un sistema di illuminazione laser, che consentivano l'impiego di armi a guida laser senza dover fare affidamento su altre piattaforme per l'illuminazione. Il radar del velivolo, inoltre, consentiva la navigazione a bassa quota in modalità “Terrain Avoidance”, ossia la tecnologia di sicurezza, che tramite sensori e database di bordo mappava il terreno circostante e avvisava i piloti in tempo reale di potenziali collisioni.  
Attualmente, gli F/A-18E/F Super Hornet sono impiegati in Iran, dove hanno partecipato all'operazione Epic Fury del 28 febbraio e 1 marzo 2026. Gli obiettivi della missione erano quelli di indebolire l'apparato di sicurezza e la leadership iraniana, con l'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei. Gli F-18 hanno partecipato all'operazione decollando dalle portaerei come la USS Abraham Lincoln e la USS Gerald R. Ford, nel Mar Mediterraneo orientale e nell'area di responsabilità del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM). Gli F/A-18 sono stati impiegati per attacchi di precisione contro obiettivi iraniani, svolgendo missioni di supporto e mantenendo la presenza aerea.
In conclusione, si può affermare con certezza che la famiglia Hornet ha rappresentato un significativo successo tecnico e operativo, dando vita a un velivolo da combattimento pienamente multiruolo, che nel tempo ha sostituito aerei completamente differenti: F-4, A-7, A-4, A-6
Prowler, gli F-14, i Tomcat TARPS, i KA-6 Tanker e gli S-3 Viking. Pur non essendo il migliore in una specifica categoria, il vero punto di forza dell'Hornet risiede nella sua versatilità, un velivolo capace di svolgere in maniera ottimale molteplici ruoli, garantendo il massimo della flessibilità da un unico, eccellente aereo.
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