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il caso
09 Marzo 2026 - 19:41
Contratto scaduto a fine 2025, lavoratori fuori dagli uffici e servizi amministrativi sotto pressione. È la fotografia tracciata da Alleanza Verdi Sinistra (AVS) – circolo di Civitavecchia – che torna a puntare l’attenzione sulla scelta di non rinnovare l’accordo tra Asl Roma 4 e la ditta che forniva personale amministrativo di supporto.
Secondo quanto riportato nella nota, alla mezzanotte del 31 dicembre 2025 sarebbe terminato il contratto e la decisione di non procedere con il rinnovo sarebbe stata motivata ufficialmente con “esigenze di contenimento della spesa”, presentata quindi come un’operazione di rigore e risparmio. A distanza di alcune settimane, però, AVS sostiene che la misura rischi di produrre effetti opposti a quelli rivendicati.
Il punto principale riguarda la sorte dei lavoratori impiegati fino a fine anno: per AVS sarebbero oggi in cassa integrazione, con costi che “ricadrebbero comunque sulla collettività” attraverso fondi pubblici. Da qui la domanda politica: “Dov’è il risparmio?”, si chiede il circolo cittadino, ipotizzando che il taglio del contratto possa tradursi in una spesa spostata su un altro capitolo, senza reali benefici per le casse pubbliche.
Parallelamente, AVS descrive un impatto diretto sull’operatività degli uffici dell’azienda sanitaria. La mancanza delle unità amministrative – in un contesto che viene definito già segnato da carenze di organico – avrebbe determinato un aggravio di lavoro per il personale rimasto, con pratiche che si accumulano e tempi che si allungano. Nella ricostruzione del circolo, il peso della burocrazia finirebbe per ricadere anche sugli operatori sanitari, chiamati a coprire ulteriori incombenze.
Nella nota viene inoltre inquadrata la scelta come decisione politica e gestionale maturata nell’attuale quadro regionale: AVS richiama il fatto che la Regione Lazio, “amministrata dalla destra”, ha nominato l’attuale direttore generale della Asl Roma 4 e che, quindi, la scelta di non rinnovare il contratto “merita di essere valutata nei suoi effetti concreti”.
La conclusione è un invito a fare chiarezza: AVS chiede un chiarimento pubblico sui conti dell’operazione e sui suoi risultati, sottolineando che, se l’esito fosse quello di “lavoratori pagati per restare a casa mentre gli uffici pubblici arrancano”, si rischierebbe un “doppio costo” – economico e organizzativo – con ricadute su dipendenti e utenti. In una sanità territoriale già sotto stress, la richiesta è che ogni scelta rafforzi i servizi, senza scaricare disagi e inefficienze sulla collettività.
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