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POLITICA
18 Marzo 2026 - 13:50
13:51
“Chi ha costruito il proprio consenso politico sulla promessa di garantire più sicurezza oggi rischia di pagarne il prezzo più alto: quello della distanza tra narrazione e realtà”. Lo afferma Ernesto Maria Ruffini, promotore dei Comitati Più Uno, nel suo intervento di oggi su Il Foglio.
“Negli ultimi mesi – spiega Ruffini – il Governo guidato da Giorgia Meloni ha continuato ad utilizzare un registro narrativo ‘da opposizione’, amplificando episodi di cronaca e annunciando misure dall’impatto prevalentemente simbolico”. “Sarebbe tuttavia un errore leggere questa inadeguatezza del Governo come una questione esclusivamente di comunicazione, trascurando il dato di fondo: la percezione diffusa di insicurezza non nasce dal nulla, risponde a disagi autentici, che non possono essere liquidati come invenzione o strumentalizzazione. Sono soprattutto le persone più indifese e vulnerabili – donne, anziani, residenti delle periferie, piccoli commercianti e chi vive in contesti di degrado strutturale a subire in misura maggiore l’assenza di politiche pubbliche di prevenzione e la mancanza di una presenza capillare dello Stato, soprattutto nelle città medio-grandi”.
“La paura dello sconosciuto – prosegue Ruffini – va compresa, interpretata, non semplicemente liquidata come sintomo di ignoranza o razzismo. Ma governare l’immigrazione significa anche gestire il fenomeno come una risorsa sempre più essenziale alla sostenibilità del nostro welfare”. “La sicurezza – aggiunge il fondatore dei Comitati sì Più Uno – è un tema che riguarda l’uguaglianza sostanziale tra cittadini, perché l’insicurezza colpisce in modo più duro chi vive in contesti di fragilità sociale e territoriale.
Ruffini sottolinea infine che la sicurezza “non è un tema di destra o di sinistra: è il presupposto minimo perché ogni altro diritto possa essere esercitato. Il centro sinistra ha affrontato il tema sicurezza spesso solo in chiave sociale (integrazione, disagio, povertà), senza affronterà il tema della repressione per non apparire troppo muscolare o securitaria consegnando spazi politici ad un a destra manettara”. “La sicurezza è anche un diritto da garantire attraverso le istituzioni, perché senza sicurezza non c’è libertà effettiva. E senza libertà effettiva l’uguaglianza resta una formula astratta”, conclude Ruffini.
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