la tragedia
11 Marzo 2026 - 16:05
16:50
Azerina Bajrektarevic, vittima del rogo di via Bramante
Si chiamava Azerina Bajrektarevic, nata il 5 novembre 1983, la donna rimasta vittima del terribile incendio divampato ieri pomeriggio nell'appartamento al civico 3 di via Bramante. Una tragedia che con il passare delle ore assume contorni sempre più dolorosi, restituendo il profilo di una persona fragile ma che negli ultimi anni aveva trovato un punto di riferimento importante nella comunità di Sant'Egidio.
Secondo le prime ricostruzioni, Azerina avrebbe probabilmente tentato di rientrare nell'abitazione dopo essersi accorta dell'incendio e aver allertato i vicini. Non è escluso che sia tornata dentro per recuperare qualcosa o per mettere in salvo qualche effetto personale. Un gesto istintivo che potrebbe esserle stato fatale: il fumo avrebbe infatti invaso rapidamente l'appartamento, impedendole di uscire e provocandone la morte.
La donna viveva in quell’appartamento da circa un anno. L’appartamento le era stato messo a disposizione nell’ambito di un progetto di co-housing promosso dalla comunità di Sant’Egidio, pensato per accompagnare persone fragili verso una maggiore autonomia, pur restando costantemente seguite dai volontari.

A ricordarla è anche l’assessore ai Servizi sociali Antonella Maucioni, da anni impegnata come volontaria proprio nella comunità. "La conoscevo da circa cinque o sei anni – racconta – era una rifugiata bosniaca che, dopo un’esperienza a Roma, era arrivata a Civitavecchia. Qui aveva trovato nella comunità un porto sicuro, una boccata d’ossigeno in una vita che non era stata affatto semplice".

Aveva trovato nella comunità un porto sicuro, una boccata d’ossigeno in una vita che non era stata affatto semplice
Maucioni la descrive come una persona sensibile e molto riservata, che nel tempo aveva trovato un equilibrio grazie al sostegno della rete di volontari e degli operatori che la seguivano. "Partecipava ai momenti della comunità e si sentiva accolta – prosegue – era sola qui a Civitavecchia, ma non era mai lasciata sola. Faceva parte del progetto sperimentale di co-housing di Sant’Egidio, con gli ospiti inseriti nella comunità e seguiti costantemente dai volontari". Azerina era inoltre seguita anche dai medici del dipartimento di salute mentale, all’interno di un percorso di supporto sanitario e sociale.
Nel frattempo il corpo della donna resta a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli accertamenti del caso, che dovranno chiarire anche se sia stata sopraffatta dal fumo prima che le fiamme avvolgessero l’appartamento. Una volta conclusi gli adempimenti disposti dalla magistratura e dissequestrata la salma, sarà con ogni probabilità proprio la comunità di Sant’Egidio a farsi carico dell’organizzazione dei funerali.
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