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Proroghe, ricorsi e silenzi: il centrodestra riapre il caso biodigestore

FdI mette in fila date, autorizzazioni e ricorsi dal 2020 al 2026 e rilancia la richiesta di fermare il progetto prima che i termini vengano nuovamente allungati

Proroghe, ricorsi e silenzi: il centrodestra riapre il caso biodigestore

Da sinistra il consigliere metropolitano Giancarlo Frascarelli, il consigliere regionale Emanuela Mari e il capogruppo FdI Massimiliano Grasso

Quattro richieste di proroga respinte dalla Regione Lazio, una proroga concessa da Città metropolitana il 3 settembre 2025 «in 5 giorni» e un primo ricorso al Tar depositato da Ambyenta il 13 novembre dello stesso anno. È su questi passaggi, messi in fila in una conferenza stampa con una cronologia dettagliata dal 2020 al 2026, che Fratelli d’Italia ha riaperto il fronte politico sul biodigestore di Monna Felicita, provando a riportare al centro tempi, responsabilità e margini ancora aperti nella vicenda dopo «quanto detto nelle ultime settimane».

La ricostruzione parte dal 30 ottobre 2020, data dell’istanza per il rilascio del PAUR, e passa per i principali snodi autorizzativi (tutti concessi dalla Regione guidata dalla giunta di csx di Nicola Zingaretti): la VIA del 30 giugno 2022, l’AIA del 26 settembre 2022, l’Autorizzazione unica del 12 ottobre 2022 e infine il PAUR del 25 novembre 2022. Poi il capitolo giudiziario, con i ricorsi del Comune contro VIA, AIA e PAUR, definiti dal Tar con sentenze di inammissibilità o improcedibilità e con il successivo passaggio al Consiglio di Stato, concluso il 1 dicembre 2025 con esito negativo per Palazzo del Pincio.

A insistere sulla lettura degli atti è stata la consigliera regionale Emanuela Mari: «Si sentono tante voci, tante cose non esatte. Qui c’è tutta la storia del biodigestore». Il punto politico, per Mari, è soprattutto nella fase delle proroghe: «Ambyenta ha chiesto proroga alla Regione Lazio guidata dal presidente Francesco Rocca 4 volte, e 4 volte respinta». Mentre, sul fronte opposto, «Città metropolitana (a guida centrosinistra, ndr) dà proroga ad agosto». Da qui la linea indicata: «Quello che si può fare è vedere se Regione riesce ad impugnare il parere di Città metropolitana» e continuare a lavorare per richiedere una nuova valutazione di impatto ambientale.

Il consigliere metropolitano Giancarlo Frascarelli ha spostato l’attenzione sul piano istituzionale romano, annunciando la preparazione di un ordine del giorno: «Ho recepito la richiesta di fare un odg per chiedere al sindaco di Città Metropolitana Gualtieri il ritiro del parere». E ha aggiunto: «Confido nella azione unitaria dei cittadini ma anche del Sindaco Marco Piendibene che deve venire a dire a Gualtieri con forza che noi e tutta la città siamo contrari».

Più diretto l’affondo del capogruppo FdI Massimiliano Grasso, che ha parlato di una vicenda rimasta troppo a lungo sottotraccia. «Il ricorso contro Regione Lazio notificato il 13 novembre al sindaco» era, secondo la ricostruzione, già noto da mesi. Per questo, ha detto, «in tutto questo periodo il Comune ha tenuto nascosto che ci fosse il diniego della Regione» e anche «il rinnovo in automatico» concesso da Città metropolitana. Da qui la richiesta di chiarezza sugli atti, sugli accessi presentati e sull’eventuale costituzione dell’ente nei giudizi ancora aperti, soprattutto alla luce del muro della maggioranza che ha impedito a Grasso e al collega Mecozzi di discutere una mozione che chiedeva di visionare il ricorso presentato dal Pincio in opposizione al secondo ricorso di Ambyenta che il 16 febbraio ha depositato dei «Motivi Aggiuntivi» “rispetto al ricorso depositato in data 13 Novembre 2025 per richiedere l’annullamento della nota della Regione Lazio del 15 Dicembre 2025 riguardante la richiesta di proroga per l’inizio e fine lavori”.

La linea del centrodestra, oggi, è semplice e – come spiegato in conferenza – l'unica attuabile al momento: usare il tempo rimasto, contestare le proroghe e continuare a fare muro in modo che il progetto stesso diventi poco attrattivo.

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