Gli esponenti del “Paese che vorrei” contestano ancora le scelte dell’amministrazione ma si dicono pronti alla consultazione
02 Febbraio 2022 - 10:08
02 Dicembre 2025 - 16:13
SANTA MARINELLA – “I referendum si faranno il 27 marzo, alle condizioni imposte dal Sindaco e dalla sua maggioranza”.
Non l’hanno presa bene gli attivisti della lista civica Il Paese che Vorrei, per le variazioni volute dalla maggioranza sui referendum.
“Come un dente che va estirpato il prima possibile – dice Lorenzo Casella - il Sindaco, costretto da un ricorso al Tar, si è finalmente messo in moto per svolgere i referendum il prima possibile e col minor costo possibile, apparentemente per venire incontro alle esigenze di cittadini ed elettori. In realtà è un vero e proprio boicottaggio e in ogni caso, i project, quelli di cui per inciso non c’è traccia nel suo programma elettorale, andranno avanti perché del parere dei cittadini, il Sindaco e la sua maggioranza, non sanno proprio che farsene. La data prescelta, resa possibile solo dai cambiamenti al regolamento, è caduta il 27 marzo, ancora in pieno regime di emergenza pandemica, a svantaggio sia della campagna che del voto. Che il Sindaco abbia fatto di tutto per ostacolare i referendum ci è sempre stato chiaro. E’ stata dapprima osteggiata la raccolta delle firme, poi il sindaco ha negato una dilazione temporale chiesta causa Covid quando eravamo in zona rossa, poi ritardata l’indizione del voto, avvenuta infine a seguito della modifica unilaterale delle regole referendarie. Al Sindaco piace mischiare le carte, sminuendo e ridicolizzando le iniziative che non provengono da lui. Infatti, i cinque referendum, aprono il confronto pubblico su cinque project financing, che lui e la sua maggioranza hanno portato avanti il più velocemente possibile affinché le procedure arrivino ad un livello così avanzato che sarà difficile bloccarle dopo un eventuale responso negativo espresso dai cittadini”. “In verità – continua il Pcv - da un anno a questa parte si sta consumando lo svilimento della democrazia per cui, le consultazioni popolari, sono percepite dal Sindaco e dalla sua maggioranza inutili ed in quanto tali dispendiose, un aggravio per le casse del Comune. Il cambiamento proposto delle regole referendarie ha solo formalmente la giustificazione del risparmio, perché nei fatti ha l’effetto di ostacolare la campagna referendaria e depotenziare l’esito referendario, in che misura la possibilità di ampliare la forbice del tempo in cui far cadere la data delle elezioni, ha un vantaggio economico? Quanto può far risparmiare la rinuncia alla figura del Prefetto come figura di garanzia preferendo un delegato del Sindaco o la Segretaria Comunale? Noi crediamo invece che la democrazia non si misura in termini di costo sulle spese elettorali. Crediamo che la democrazia sia una cosa preziosa e fragile, che vada alimentata con consultazioni, campagne elettorali e referendarie, discussione, incontro e scontro dialettico. Il costo economico è contemplato nel suo gioco, che è gioco serissimo.
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