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25 Luglio 2019 - 12:16
02 Dicembre 2025 - 11:01
TARQUINIA - Importante cerimonia a Palazzo Vitelleschi sede del museo nazionale etrusco di Tarquinia. Davanti ad una platea di giornalisti ed esperti è stata inaugurata la mostra “Etruschi maestri artigiani. Nuove prospettive da Cerveteri e Tarquinia” che rimarrà fruibile fino al 31 ottobre 2019.
Una esposizione di altissimo livello culturale, testimonianza di una civiltà che non ha perso il suo fascino e la sua importanza storica, curata da Andrea Cardarelli e Alessandro Naso, in occasione dei quindici anni dall’iscrizione dei siti archeologici di Tarquinia e Cerveteri (museo e necropoli) nel patrimonio mondiale dell’umanità, Unesco.
A fare gli onori di casa, il sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi che proprio 15 anni fa, nel 2004, da sindaco, guidò il progetto che portò all’importante riconoscimento. «Oggi questo progetto, forse abbandonato negli anni - ha detto Giulivi - riprende nuova vita e un nuovo slancio verso l’attenzione internazionale. Oggi è una giornata importante perchè abbiamo ripreso in mano un progetto un po’ abbandonato. Gli Etruschi fanno parte della nostra storia ma soprattutto del nostro futuro». VIDEO2Giulivi
Il Polo Museale del Lazio ha voluto celebrare questo importante anniversario nelle quattro sedi del Museo e della Necropoli di Cerveteri e del Museo e della Necropoli di Tarquinia, con un’iniziativa pensata nell’ottica di una fruizione integrata dell’intero sito Unesco.
È una straordinaria opportunità per evidenziare la stretta connessione tra le due antiche città etrusche, ma, soprattutto, per rinsaldare il legame naturale tra i musei e le rispettive necropoli, luoghi da cui provengono gli oggetti esposti nelle mostre.
L’esposizione, curata dal professor Andrea Cardarelli e dal professor Alessandro Naso, rilegge le prestigiose raccolte già esistenti nei due musei, anche grazie ai confronti offerti dalla presenza di importanti prestiti come alcuni capolavori ceramici conservati a Roma, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e alcuni celebri oggetti preziosi della Tomba Regolini Galassi, appartenenti alle collezioni dei Musei Vaticani, che per la prima volta tornano a Cerveteri, dove furono scoperti. Vengono proposti al pubblico una serie di reperti particolarmente significativi provenienti dalle necropoli di Cerveteri e Tarquinia, facendoli emergere dal percorso museale.
«Nel nome degli Etruschi questa mostra - ha sottolineato la direttrice del Polo Edith Gabrielli - tiene uniti quattro siti di grande importanza per l’arte e la cultura del nostro Paese. Per noi è una tappa importante: come l’intero progetto ArtCity Estate 2019, di cui fa parte, essa sottolinea l’ormai raggiunta capacità del Polo Museale del Lazio di ‘fare rete’ con le amministrazioni locali. Per celebrare i 15 anni dell’inserimento dei quattro siti nel patrimonio Unesco abbiamo pensato di operare su più livelli: da un lato abbiamo pensato di organizzare una rassegna che si chiama Immaginario etrusco di musica e di spettacolo che si svolge nei quattro siti e che si svolge da qualche tempo con grande riscontro e poi abbiamo organizzato questa mostra che prendesse per mano il visitatore per fargli vedere i quattro siti, le due necropoli e i due musei, con occhi nuovi. L’obiettivo principale è quello di ‘‘insegnare a vedere’’. In riferimento a questi obiettivi e con l’intento di intraprendere un percorso scientifico complessivo in linea con le attuali tendenze della ricerca, si è deciso di porre l’attenzione sull’eccezionale rilevanza dell’artigianato etrusco e sulla straordinaria perizia raggiunta dagli artigiani nel corso del primo millennio a.C. nelle due città di Cerveteri e Tarquinia».
Nella prospettiva prescelta e con l’intento di far apprezzare la complessità delle operazioni richieste dall’articolata catena artigianale, il comitato scientifico ha quindi deciso di riprodurre come oggetto-campione un ‘‘elmo bronzeo’’ di particolare prestigio e significato socio-economico della prima età del Ferro (fine X - VIII sec. a.C.), riprendendo in video le fasi della sequenza produttiva per mostrarle accanto agli oggetti originali e alle riproduzioni. In questo il visitatore può verificare quali cognizioni tecniche e quanto sapere artigianale si celino in oggetti, ai quali per lo più non si concede che un’occhiata frettolosa.
I visitatori potranno inoltre ammirare sotto una nuova luce oggetti di raro pregio, come l’eccezionale corredo della tomba tarquiniese con la celebre situla (un particolare tipo di vaso cilindrico) dell’inizio del VII secolo a.C. recante il nome in caratteri geroglifici del faraone Bocchoris, ma anche una tromba-lituo, uno scudo e una scure in bronzo finemente decorati, sepolti nel VII secolo a.C. come offerta rituale in un antico deposito votivo di Tarquinia. Dalla fine del VI all’inizio del V sec. a.C. l’importazione di vasellame dipinto da varie regioni della Grecia, con la preminenza assoluta dell’Attica e di Atene in particolare, raggiunse l’apogeo: molti vasi dell’epoca, opportunamente evidenziati nell’esposizione, riportano scene suggestive, che costituirono al tempo un potente ed efficace veicolo di diffusione della cultura e della mitologia dei Greci anche nell’Italia centrale. Ne è celebre testimonianza uno degli oggetti più famosi conservati nel Museo di Cerveteri: il cratere di Euphronios, noto capolavoro della produzione attica, che un etrusco ha voluto per sé e nella sua dimora eterna. La presenza di opere realizzate direttamente da artisti greci ha poi stimolato in Etruria una ricca produzione locale, testimoniata ad esempio dal gruppo delle idrie (vasi per contenere bevande) ceretane con il loro stile originale e immediatamente riconoscibile.
La mostra si avvale di un prestigioso comitato scientifico, composto da archeologi, storici dell’arte e museologi, tra i quali si annoverano alcuni dei maggiori esperti internazionali in etruscologia: Fernando Gilotta - Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”; Barbara Jatta - Direttrice dei Musei Vaticani; Laura Michetti - Sapienza Università di Roma; Marina Micozzi - Università degli Studi della Tuscia; Marco Pacciarelli - Università degli Studi di Napoli Federico II; Enrico Parlato - Università degli Studi della Tuscia; Maria Antonietta Rizzo - Università di Macerata.
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