30 Aprile 2024 - 16:57
24 Febbraio 2026 - 08:04
CIVITAVECCHIA – «Niente retorica, solo un augurio, soprattutto a tutti quei lavoratori e lavoratrici che il primo maggio sono impegnati nei servizi essenziali, per garantire in primis il nostro diritto alla salute e la nostra sicurezza».
Lo dice Cristian Bufi, candidato del Risorgimento socialista.
«Auguri a chi rende possibile il fatto che il primo maggio sia una festa per molti: penso alla ristorazione, ad esempio, e a chi è impegnato nell'industria dello spettacolo, non ultimi gli operai e i tecnici che lavorano al tradizionale concerto romano. Un augurio a tutti i lavoratori, uomini e donne, affinché non si senta più parlare di morti sul lavoro, né di discriminazione, di mobbing, di dislivello salariale tra i sessi. Perché tutti i contratti “in arretrato” vengano rinnovati e affinché la cattiva usanza (ahimè spesso legale) del lavoro precario e la piaga del lavoro in nero cessino di esistere. Buon primo maggio a tutti quelli che cercano disperatamente un'occupazione e che, spesso, sono invisibili. Auguri anche a chi, di fronte all'umiliazione di un salario da fame e a condizioni di lavoro inumane, pur vivendo nel bisogno, hanno il coraggio di dire: “No”. Il lavoro è, anzitutto, dignità. Non dimentichiamolo mai. Da poco è passata la festa del 25 aprile, con la sua inevitabile coda di polemiche che spesso, nonostante la buona volontà di molte persone dai sani valori, servono perlopiù a fissare una posizione da tifo calcistico o, a giudicare da molti degli argomenti proposti dal mainstream, di mera e poco consapevole appartenenza partitica. Polemiche sulle quali io non voglio entrare. Mi permetto però di rilanciare sul “concetto” di liberazione: se quella storicamente determinata, che noi amiamo e rispettiamo, è consegnata al passato, resta di fronte a noi il compito di costruire la "liberazione del futuro" in cui il lavoro, la sua dignità, stabilità, giusta retribuzione e sicurezza, sono elementi determinanti. Una società nuova – conclude Bufi -, basata sulla libertà e la giustizia sociale si basa sul lavoro inteso come valore. A cominciare da Civitavecchia».
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