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16 Aprile 2026 - 16:18
Nella Asl Roma 4, nel 2025, il 23,87% delle persone che si sono rivolte ai Servizi per le dipendenze lo ha fatto per problematiche legate all’alcol. È il dato locale che fotografa un fenomeno sempre più precoce e difficile da intercettare, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti. Perché se i numeri dei servizi raccontano una parte del problema, la parte più insidiosa resta spesso nascosta.

A spiegarlo è la direttrice della Uoc SerD Monica Sica: «Tra il primo contatto con l’alcol, lo sviluppo di una dipendenza e la richiesta di aiuto possono trascorrere anche dieci anni, motivo per cui l’età media dei pazienti afferenti ai SerD è molto più alta rispetto a quella dei primi consumi. Proprio per questo, quando si parla di alcol e giovani, è importante considerare che si tratta di un fenomeno sommerso, dove l’avvio del consumo a rischio avviene spesso molto prima dell’ingresso nei servizi sanitari».
Nel territorio della Asl Roma 4, la distribuzione delle prese in carico legate all’alcol nel 2025 è stata pari al 70% uomini e al 29% donne. Il 2,5% riguarda la fascia tra i 14 e i 25 anni. Una quota che può sembrare contenuta, ma che da sola non basta a misurare la diffusione reale del problema. Anche perché il quadro nazionale resta pesante: in Italia circa 1,26 milioni di giovani tra gli 11 e i 24 anni consumano alcol con modalità a rischio, di cui oltre 600mila minorenni.

Le linee guida internazionali indicano che i minori dovrebbero astenersi completamente. «Il sistema enzimatico epatico matura intorno ai 18 anni e, prima di questa età, l’organismo non è in grado di metabolizzare correttamente l’alcol, esponendo i giovani al rischio di intossicazione acuta e coma etilico. A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di vulnerabilità: tra gli 11 e i 24 anni il cervello è ancora in fase di sviluppo e il consumo di alcol, soprattutto in modalità binge drinking, può compromettere la memoria, i processi cognitivi e lo sviluppo emotivo e comportamentale. Non va inoltre sottovalutato che, secondo i dati dell’OMS, un quarto dei decessi tra i 20 e i 24 anni è attribuibile all’alcol, spesso in relazione a incidenti stradali, atti di autolesionismo e violenza interpersonale».
Per questo la prevenzione resta il fronte decisivo. I SerD della Asl Roma 4 lavorano già nelle scuole con programmi mirati, attività di sensibilizzazione e strumenti come i visori immersivi che simulano gli effetti dell’alcol. Ma, come ricorda ancora Sica, il ruolo della famiglia resta centrale: «Il dialogo precoce, insieme all’esempio degli adulti, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per guidare i ragazzi verso scelte più sane».
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