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Infrastrutture strategiche e transizione energetica

Elettrodotto Milano-Montalto, al via i rilievi sottomarini: un appalto da 28 milioni per disegnare il futuro elettrico

Terna affida a NextGeo le indagini marine per il nuovo collegamento Hvdc. I comitati locali avvertono: «L’informazione è il primo passo per una partecipazione reale: il territorio va governato nel suo insieme»

Cavo Milano-Montalto, al via i rilievi sottomarini: un appalto da 28 milioni per disegnare il futuro elettrico

ELETTRODOTTO

Il progetto per il grande corridoio energetico tra Milano e Montalto di Castro entra in una nuova fase operativa. Terna ha ufficialmente aggiudicato la gara per le attività di survey marina a un raggruppamento di imprese guidato da NextGeo. Un appalto dal valore imponente, 28 milioni di euro, che segna l’inizio dei lavori tecnici propedeutici alla posa del futuro cavo sottomarino.

Il progetto: un'autostrada elettrica sotto il mare

Non si vedranno ancora le grandi navi posacavi, ma l’attività che partirà nella seconda metà del 2026 è un passaggio obbligato e decisivo. Le indagini serviranno a mappare con precisione millimetrica i fondali che collegheranno Montalto di Castro alla costa toscana (zona Massa-Carrara), per poi proseguire via terra verso il nodo di Milano.

Le operazioni, che richiederanno unità navali specializzate, non si limiteranno alla geologia: verranno effettuati rilievi geofisici, analisi dei sedimenti e una complessa caratterizzazione ambientale per monitorare lo stato di salute degli ecosistemi fitoplanctonici e bentonici. L’obiettivo è utilizzare la tecnologia Hvdc (corrente continua ad alta tensione), lo standard più avanzato per ridurre al minimo la dispersione di energia su lunghe distanze.

Nel concreto, il progetto prevede un tratto sottomarino che partirà da Montalto di Castro e si estenderà lungo il Tirreno fino alla costa toscana, nei pressi di Massa-Carrara. Da lì il collegamento proseguirà via terra verso il nodo elettrico di Milano.

Le attività affidate comprendono rilevi ad alta precisione del fondale, analisi della stratigrafia dei sedimenti, studi geofisici e geotecnici e una dettagliata caratterizzazione ambientale.

In particolare, saranno monitorate le comunità fito-zoobentoniche, indicatori fondamentali dello stato degli ecosistemi marini. Le indagini interesseranno sia le aree costiere sia quelle più profonde, lungo tutto il corridoio del futuro cavo.

Il nodo del territorio: informare per includere

Oltre il dato tecnico, però, emerge una riflessione politica e sociale profonda che arriva direttamente dal territorio di Montalto di Castro e Pescia Romana. Se da un lato l'opera è un tassello fondamentale della strategia energetica nazionale, dall’altro le comunità locali chiedono di non essere semplici spettatrici di una trasformazione "strutturale".

«Informare è già una forma di inclusione», si legge in una nota del comitato locale "No Fotovoltaico Selvaggio". La preoccupazione dei cittadini non riguarda il singolo progetto o la correttezza dei rilievi marini – passaggio ritenuto necessario per prevenire impatti ambientali – ma l’effetto cumulativo di tutte le infrastrutture che stanno ridisegnando il volto della zona.

Verso una transizione partecipata

La sfida, dunque, si sposta dal piano ingegneristico a quello della governance. Con un investimento di queste proporzioni, la richiesta che sale dal litorale è chiara: la transizione energetica non può essere calata dall'alto, ma deve passare attraverso una comunità consapevole e informata.

Il rischio, avvertono i rappresentanti locali, è che la somma di singoli interventi finisca per alterare l’identità economica e paesaggistica del territorio senza una visione d'insieme. In questo scenario, la gara da 28 milioni di euro non è solo un numero in un bilancio, ma il segnale di un cambiamento già in atto che esige, ora più che mai, partecipazione attiva.

"Essere a conoscenza di ciò che accade non è solo un diritto, ma è il primo passo per essere parte delle decisioni e dei cambiamenti che riguardano il nostro territorio - spiega il comitato No fer selvaggio - In questo senso, va riconosciuto a Terna di aver avviato, negli anni, momenti di confronto e consultazione su quest’opera. Ma oggi ciò che accade è ancora qualcosa di più ampio. Perché ancora una volta Montalto di Castro e Pescia Romana si trovano dentro una trasformazione che non è più episodica, ma strutturale. Il collegamento Milano–Montalto è solo uno dei tasselli di una strategia energetica nazionale che si traduce, nei territori, in una somma di interventi concreti. E allora il punto non è dire sì o no a un singolo progetto. Il punto è avere consapevolezza dell’insieme, di un effetto cumulativo che comprende impianti, infrastrutture, connessioni e che nel tempo ridisegna paesaggio, economia e identità. Le indagini marine sono un passaggio tecnico corretto e necessario. Servono a conoscere, a prevenire, a limitare gli impatti. Ma non esauriscono il tema".

"Perché - aggiunge il comitato - la vera questione resta: chi governa questo processo nel suo complesso? Informare, allora, diventa fondamentale. Perché senza informazione non c’è partecipazione. E senza partecipazione non c’è vera transizione. Una gara da oltre 28 milioni non è solo un dato economico. È un segnale concreto di un cambiamento già in atto. E proprio per questo, oggi più che mai, serve una comunità consapevole, informata e messa nelle condizioni di essere parte attiva delle scelte che la riguardano".

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