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il progetto dell'amministrazione comunale

Rifiuti, via libera a un impianto di compostaggio da 5.000 tonnellate l'anno

Il Comune approva il progetto per un Poggio Elevato: un'alternativa pubblica e locale al biodigestore da 120.000 tonnellate?

Rifiuti, via libera a un impianto di compostaggio da 5.000 tonnellate l'anno

Mentre a Civitavecchia continua il confronto duro e serrato – politico e cittadino – sul progetto del biodigestore da 120mila tonnellate proposto da Ambyenta Lazio, il Comune prova a mettere sul tavolo una strada alternativa per la gestione dei rifiuti. La giunta ha infatti approvato la delibera n. 57 con cui viene dato il via libera, in linea tecnica, al progetto di fattibilità per la realizzazione di un impianto di compostaggio aerobico in località Poggio Elevato.

L’atto rappresenta un indirizzo agli uffici per avviare i passaggi successivi e aggiorna anche il programma triennale delle opere pubbliche. Il progetto, redatto dall’ingegnere Francesco Girardi, prevede un investimento complessivo di 4.774.899 euro. L’amministrazione punta a coprire la spesa attraverso bandi e finanziamenti esterni, escludendo al momento il ricorso a capitali privati.

L’impianto previsto dal Comune avrebbe dimensioni molto più contenute e sarebbe destinato esclusivamente a servire il territorio di Civitavecchia, rispetto al maxibiodigestore la cui realizzazione pende sulle teste dei cittadini.

«L'approvazione della delibera sul progetto per l’impianto di compostaggio aerobico è una buona notizia – spiega l’assessore all’Ambiente Stefano Giannini – la sfida che stiamo portando avanti contro il biodigestore passa anche dalla costruzione di un sistema che chiuda davvero il ciclo dei rifiuti, rispettoso dell’ambiente e dimensionato sulle esigenze del territorio».

Un impianto rispettoso dell’ambiente e dimensionato sulle esigenze del territorio

LE CARATTERISTICHE DELL'IMPIANTO - Secondo il progetto, l’impianto avrà una capacità di trattamento di circa 5mila tonnellate l’anno e sarà al servizio esclusivo del Comune. Potrà gestire rifiuti organici e biodegradabili provenienti dalla raccolta differenziata: scarti alimentari domestici, residui di cucine e mense, rifiuti organici prodotti da ristoranti, uffici e attività commerciali, oltre a sfalci e potature di giardini e parchi.

Dal punto di vista tecnologico si tratterà di un impianto di compostaggio aerobico, dotato di biocelle e sistemi automatici di controllo dei parametri chimico-fisici – temperatura, umidità e ossigeno necessari alla trasformazione della frazione organica in compost. Il ciclo di trattamento durerà circa 90 giorni.

Il prodotto finale sarà un fertilizzante naturale utilizzabile in agricoltura, nel florovivaismo e per la manutenzione del verde pubblico. Secondo quanto previsto dal progetto, il compost potrà essere utilizzato nelle aree verdi comunali, distribuito ad agricoltori e florovivaisti locali e impiegato anche in iniziative didattiche, come la realizzazione di orti nelle scuole.

La relazione tecnica evidenzia inoltre che la tecnologia prevista dovrebbe ridurre al minimo il rischio di emissioni odorigene grazie a sistemi di aerazione controllata e biofiltri per la depurazione dell’aria.

Il progetto punta anche sul principio del trattamento di prossimità, cioè sulla gestione dei rifiuti vicino al luogo in cui vengono prodotti, con l’obiettivo di ridurre i trasporti verso impianti fuori territorio e i relativi costi.

Secondo le stime contenute nello studio tecnico, la presenza di un impianto comunale potrebbe consentire di evitare il conferimento dell’organico in strutture esterne, con un risparmio potenziale tra i 500mila e i 600mila euro l’anno.

Da un lato la città che si mobilita contro il biodigestore privato da 120mila tonnellate, dall'altro il Comune che prova a costruire un modello diverso: un impianto pubblico, più piccolo e pensato per chiudere localmente il ciclo dell’organico.

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