Roma, 10 lug. (Adnkronos Salute) - "Per la diagnosi di una malattia cronica della pelle il cammino può essere lungo. Prima di tutto si va dal farmacista, poi dal medico di medicina generale, il quale se conosce bene la patologia si rende conto della gravità e lo indirizza da uno specialista. A volte per una diagnosi di psoriasi, piuttosto che di artrite psoriasica o vitiligine e dermatite atopica, a volte passa molto tempo anche per problemi burocratici, a causa delle liste d'attesa o di interlocutori incompetenti. Dipende da chi si incontra all'inizio. Il primo step è fondamentale perché dovrebbe evitare un pellegrinaggio tra vari medici a cui un paziente si sottopone (modificherei con deve rivolgere) pur di avere soddisfazione. Invece, le associazioni si battono affinché i pazienti possano seguire un percorso trasparente, rapido e sicuro nella struttura pubblica". Così all’Adnkronos Salute Valeria Corazza, presidente di Apiafco, Associazione psoriasici italiani, amici della Fondazione Corazza in occasione dell’incontro “Equity Group – Malattie croniche della pelle” che si è svolto a Roma alla presenza di esperti, specialisti dermatologi, associazioni di pazienti e società scientifiche. "Le cure soprattutto quelle topiche sono a carico dei privati (delle famiglie). Per quello che riguarda invece la cura di una forma grave di psoriasi, invece, il paziente deve accedere per forza di cose alla struttura pubblica dove sono disponibili i farmaci biologici". Le malattie croniche della pelle sono “patologie che ancora non hanno una dignità, nel senso che non vengono neanche calcolate dall'Istat. Coloro che si rivolgono alla nostra associazione sono milioni – conclude Corazza - In loro rappresentanza oggi posso dire che in questa sede non ci siamo sentiti dimenticati e questo è già una grande soddisfazione perché per quello che potevano fare qualche impegno è stato preso. Se non altro il rivederci e il riparlarne è molto importante".
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