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Una panchina rossa contro la violenza sulle donne

Donata dalla Sat all’istituto Cardarelli. Presenti alla cerimonia gli agenti della Polizia di Stato e i rappresentanti dell’associazione Kyanos e Penelope

Una panchina rossa contro la violenza sulle donne

TARQUINIA - Nell'ambito del progetto di sensibilizzazione contro qualunque forma di violenza, la Polizia di Stato ha partecipato alla cerimonia di installazione della panchina rossa contro la violenza sulle donne donata dalla Società Autostrada Tirrenica all'Istituto di Istruzione Superiore V. Cardarelli di Tarquinia.

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«Grazie alla Sat – Società Autostrada Tirrenica per l'invito all'evento di installazione della panchina rossa presso l'Istituto Superiore V. Cardarelli di Tarquinia, un momento significativo che ha coinvolto le studentesse e gli studenti delle classi I e II - commenta l’associazione Kyanos - Un’iniziativa a cui non potevamo mancare, perché crediamo fermamente nella costruzione di una rete solida e attiva contro la violenza di genere. Ogni giorno, come Centro Antiviolenza Penelope e come Aps Kyanos, lavoriamo con determinazione e competenza per affermare un messaggio chiaro: ogni donna ha il diritto di vivere libera dalla violenza, e non è sola nella sua lotta. Con noi c’è una rete che la sostiene, la accompagna e promuove la sua autodeterminazione, dalla fuoriuscita dalla violenza fino alla piena realizzazione della sua indipendenza ed empowerment».

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«La panchina rossa non è solo un simbolo di memoria e denuncia - prosegue l’associazione - ma rappresenta anche la volontà concreta di un cambiamento sociale e culturale. La sua presenza all’interno di un istituto scolastico dimostra che la scuola è un’alleata fondamentale nella prevenzione e nella sensibilizzazione, e che le nuove generazioni stanno crescendo sempre più consapevoli e determinate a spezzare le catene della cultura patriarcale. Questo simbolo porta con sé un messaggio potente: la violenza contro le donne non è un problema individuale, ma un problema strutturale che riguarda tutti. Nessuno deve sentirsi solo nella lotta contro un sistema che ancora oggi considera i corpi e le vite delle donne come territori di controllo e possesso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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