Luisa Ciambella, consigliera di Per il bene comune, invita alla riflessione dopo i casi di decessi avvenuti in completa solitudine
11 Aprile 2024 - 17:38
24 Febbraio 2026 - 03:28
«Sono rimasta turbata dalle notizie di stampa di questi giorni sui casi delle due persone decedute nelle loro abitazioni e ritrovate a distanza di tempo. Non voglio certo soffermarmi sui contesti umani e personali che li riguardano, nel massimo rispetto di un momento doloroso per i loro parenti, ma ritengo che - come hanno fatto gli organi di stampa nel riportare le notizia - ci si debba soffermare sulla parola "solitudine"». A parlare, in una nota, è Luisa Ciambella, consigliera Per il bene comune.
«Questi episodi - spiega - ci ricordano l'importanza di mantenere relazioni umane significative e di essere attenti alle persone intorno a noi, specialmente a coloro che potrebbero trovarsi in situazioni di solitudine o isolamento. La morte in solitudine richiama l'attenzione su questioni di empatia, comprensione e sostegno reciproco nella nostra società. Tuttavia - prosegue Ciambella - dobbiamo interrogarci su cosa siamo divenuti. Se si arriva a morire in solitudine e solo dopo mesi ci si accorge della nostra dipartita significa che qualcosa nella nostra società non funziona, qualcosa si è sfilacciato nei rapporti, nelle relazioni, nella percezione dell'altro. Siamo tutti protesi nel proiettare e inseguire il nostro "io" tanto che tutto ciò che ci circonda non è degno di essere considerato nemmeno come comparsa. Il mio vuole solo essere un appello alle nostre coscienze - alla mia per prima - affinché ogni giorno e in ogni circostanza riusciamo a mettere a fuoco nel nostro cammino che da soli siamo poco e rischiamo di non avere riconosciuta la cosa più importante: la nostra dignità negli ultimi attimi della nostra vita». «Queste morti sono lo specchio di una società che rischia di perdere l'importanza della relazione con l'altro perché è nella relazione che si manifesta e si concretizza la comunità umana con la capacità di farsi prossimo e di prendersi cura dell'altro specie se solo. Poi possono intervenire le istituzioni, i servizi sociali, ma prima di tutto dobbiamo saper riscoprire il nostro umanesimo: il nostro essere uomini e donne in relazione con l'altro», conclude Ciambella.
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