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Enel, una crisi ancora nascosta

Enel, una crisi ancora nascosta

I contratti in essere per la centrale rendono ancora difficile definire la portata economica e occupazionale di quanto sta accadendo già oggi. L’impianto al minimo e guadagna con il capacity payment. Impatto negativo anche sul porto: -53% di traffico del carbone

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CIVITAVECCHIA – Mentre si comincia a parlare di uscita dal carbone e riconversione della centrale di Tvn, la realtà che appare ogni giorno drammaticamente più evidente è che la crisi economica e occupazionale per il comparto elettrico, metalmeccanico – e presto per il porto – è già iniziata.
Oggi il fenomeno è ancora mascherato dal fatto che le commesse di Tvn sono ancora quasi tutte in essere, ma il dato reale lo si può evincere dai Sal (gli stati di avanamento lavori in base ai quali le aziende possono effettivamente emettere fattura ed essere pagate per i lavori svolti), notevolmente ‘‘rallentati’’ e dalla richiesta di ammortizzatori sociali che già riguarda diverse imprese del comparto e che presto – questione di giorni – sarà ancora più massiccia.

Enel nel frattempo sta sfruttando le opportunità concesse dal sistema del «capacity payment» per il mercato elettrico. Sostanzialmente, la spa viene pagata per mettere a disposizione della rete parte della propria capacità produttiva, per far fronte ad eventuali picchi di consumi o cali nelle rinnovabili. Tirreno Power grazie a questa previsione normativa si è salvata dal default, oggi Enel sta operando allo stesso modo, pur avendo una centrale a carbone che ha tempi di entrata in rete molto più lunghi rispetto al gas. Per ovviare a questo problema strutturale, dall’inizio dell’anno due gruppi u tre di Tvn sono spenti, mentre il terzo funziona al minimo, circa 220 MegaWatt rispetto ai 660 di massima potenza. Questo consente all’impianto di non dover essere riavviato da zero, ma di poter aumentare la potenza per far fronte alla eventuale richiesta in molto meno tempo. Le conseguenze sono il rinvio dei fermi programmati per il 2019 e le minori ore di manutenzione richieste per le varie commesse, mentre l’azienda continua comunque a guadagnare, anche senza produrre. Per rendersene conto basta dare un’occhiata al carbone sbrcato: nel primo trimestre 2019 sono state 560mila tonnellate, oltre la metà in meno rispetto a 1.217.000 di tonnellate nello stesso periodo del 2018. Un dato che a sua volta ha riflessi pesanti anche sul lavoro portuale e sullo stesso bilancio dell’Adsp.

Un ulteriore dato che deve far riflettere su come affrontare, complessivamente e in tutti i suoi risvolti ambientali, economici e occupazionali la vicenda Tvn ed il suo impatto sulla città ed il territorio. Sarà questa la prima e probabilmente più importante sfida da affrontare per la neonata giunta Tedesco.


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