Racconti dell'aria
IL FOCUS La vittoria per 2-1 contro il Tivoli al “Tre Fontane” di Roma grazie ai gol di La Rosa e Proietti su rigore, ha permesso alla società neroazzurra di trionfare 25 anni dopo. «Un ricordo che questa città si porterà dietro per l’eternità»
23 Febbraio 2023 - 07:55
03 Dicembre 2025 - 05:56
GIOVANNI PIMPINELLI
È già passato un anno. Era il 23 febbraio di un anno fa. Non faceva particolarmente freddo, ma neanche c’era un clima decisamente mite. Dopo aver sbrigato le ultime faccende mattutine in redazione, per poter evitare disturbi nel corso del pomeriggio, si può partire per Roma, direzione Tre Fontane, un campo storico della Capitale. Arrivati all’impianto è subito bello vedere l’arrivo dei tifosi del Civitavecchia. Subito spicca la presenza di Roberto Giacomini, già pronto con trombe e coreografie a mettere la partita sul proprio clima. Con un po’ di rammarico, noi giornalisti veniamo a scoprire che la postazione stampa si trova nel settore dello stadio dove ci sono i tifosi della Tivoli, quindi ben lontano da tante persone con cui avremmo voluto vivere insieme la partita. Il motivo è semplice: i tifosi nerazzurri hanno prelevato tutti e 600 i tagliandi a disposizione e quindi non c’è più posto. Nonostante l’obbligo delle mascherine, anche all’aperto, ci si può godere al meglio l’andamento dell’attesissima partita. Lo sguardo delle formazioni non rasserena molto, ma i primi minuti di gioco convincono a dare ragione a Massimo Castagnari. E il Civitavecchia inizia a crederci quando il giovanissimo Bersaglia, inserito a sorpresa tra i titolari, colpisce il palo. Ma l’eroe di giornata è lo stesso della semifinale. Gabriele La Rosa sblocca la situazione, questa volta non con una giocata da cineteca, ma con un gol tiro deviato da un difensore. La punizione di Proietti sembra il preludio alla festa, ma c’è il miracolo del portiere Vento. La Tivoli, che ha stradominato il girone B, alza il baricento e mette sotto assedio la porta di Scaccia, che si deve superare. Ma poi segna De Costanzo, un gol che sembrava praticamente certo per il forcing dei tiburtini. Ormai iniziamo a controllare gli orologi per prepararci ai supplementari. Ma a quattro minuti l’incredibile: rigore per il Civitavecchia. Si presenta Cristiano Proietti. Il suo volto è emblematico, non è un penalty normale. Ma il mancino del centrocampista si infila nella porta della Tivoli. I tre minuti di recupero forse sono i più lunghi della storia calcistica civitavecchiese. Ma al Tre Fontane è finita: il Civitavecchia vince la Coppa Italia di Eccellenza. La voglia è di scendere immediatamente in campo e immortalare ogni momento. Ma mica è facile: la premiazione viene svolta con le spalle alla tribuna stampa, dai cancelli non si riesce ad entrare e gli steward non sono molto collaborativi. Alla fine ce la facciamo: è l’oasi dell’estasi. I sacrifici, gli sforzi, una rosa non proprio ampissima ha retto l’urto con i ravvicinati impegni ogni tre giorni, a causa del gennaio senza partite per via del Covid. Ma è fatta. Chiunque è in preda all’euforia, da capitan Ruggiero al magazziniere “Ninho” Costanzi. Ci mettiamo al lavoro per ascoltare le emozioni dei vincitori e immortalare momenti storici, ne viene fuori una mezz’ora di immagini, è facilissimo coinvolgere anche coloro che sono solitamente più timidi davanti ai microfoni.
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