Racconti dell'aria
“A TUTTO SPORT” Torna la rubrica settimanale a cura dell’ex nuotatore azzurro Damiano Lestingi
10 Febbraio 2022 - 20:07
02 Dicembre 2025 - 16:29
Salt Lake City 2002. Olimpiadi Invernali. Il mondo sportivo le ricorda per lo più a causa di due eventi, uno negativo e uno, diciamo, curioso. Il 16 giugno 1995 a Budapest la 104ª sessione del CIO decretò la città ospitante dei XIX Giochi Olimpici Invernali, quelli del 2002. Salt Lake city, capitale dello stato dello Utah, vince a sorpresa con la maggioranza assoluta alla prima votazione, con 54 voti contro i 14 a testa della svedese Östersund e della svizzera Sion. Una vittoria che da subito destò qualche sospetto. A tre anni dai Giochi, nel 1999, si scoprì che i vertici del comitato promotore della città americana elargirono premi, tangenti e regalie di varia natura ad alcuni membri CIO (e parenti affini), per lo più africani. Questo portò non solo alle dimissioni dei dirigenti ma anche a una rivoluzione dentro il CIO. Si manifestò anche l’ipotesi di scioglimento o comunque una riduzione di potere dell’organizzazione internazionale sportiva. In blocco si dimisero molti membri e da quel momento si adottò una politica più stringente e di controllo nelle attività del CIO. Il secondo motivo, curioso a detta di molti, fu la vittoria di Steven Bradbury dell’oro olimpico nello short track. Australiano, nato nel 1973, fu un buon pattinatore, già bronzo olimpico in staffetta, ma si bruciò mezza carriera a causa di vari infortuni abbastanza gravi. Nel 1994, subito dopo i Giochi, si lacerò la gamba destra con la lama di un pattino facendogli perdere quattro litri di sangue e procurandogli 111 punti di sutura, poi in allenamento rischiò la paralisi fratturandosi in allenamento due vertebre. Nonostante questo, si presenta a Salt Lake City, sapendo di non essere nel pieno della forma (anche per la scarsa propensione al pattinaggio dell’Australia).Passa agilmente le batterie e i quarti di finale. Per lui è già una vittoria. In semifinale rimane indietro, ma alla penultima curva cadono insieme tre avversari su quattro e si ritrova a tagliare il traguardo per secondo, qualificandosi per la finale. Una fortuna che può capitare una volta nella vita, ma non per Steven Bradbury. In finale, data la palese superiorità degli avversari, rimane molto indietro e quando i quattro avversari stanno per giungere al traguardo, all’ultima curva cadono tutti. Bradbury si trova, nel delirio e nello sbigottimento della folla, a vincere l’oro olimpico. All’intervista dichiarerà “Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L'ho vinta dopo un decennio di calvario”. Si ritirerà dal pattinaggio subito dopo. In Italia, il video delle sue gare olimpiche diventò famoso per una clip di “Mai dire Gol”, programma molto in voga fino a qualche anno fa. Il campione “fortunato” rimarrà nella storia come l’atleta che ha vinto la gara più strana dei Giochi Olimpici Invernali.
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