Racconti dell'aria
08 Agosto 2025 - 09:30
26 Febbraio 2026 - 23:10
Il Piano parchi, sulla cui legge di riordino sta lavorando la Regione, è stato ieri oggetto di discussione in consiglio provinciale. Obiettivo della seduta: predisporre proposte emendative alla legge regionale a tutela delle aree naturali protette esistenti nella Tuscia, al fine di scongiurare accorpamenti che non tengano conto delle singole peculiarità e delle diverse conformazioni delle zone prese in considerazione dall’eventuale riorganizzazione. Il dibattito in aula, dopo qualche ‘inciampo’ che ha portato alla sospensione dei lavori per oltre un'ora, si è concluso con l'approvazione di un documento rimodulato sulla scorta dei due emendamenti presentati: uno a firma della presidenza, l'altro di Tuscia tricolore (Fratelli d'Italia). Data l'importanza dell’argomento, è stato consentito ai sindaci dei Comuni su cui insistono i parchi di intervenire da remoto alla discussione per illustrare le rispettive istanze e proposte che sono confluite nel provvedimento varato ieri dal consiglio.
Tra i sindaci intervenuti, Alessandra Terrosi di Acquapendente che ha proposto la costituzione di un parco interregionale “a cui la Riserva di Monte Rufeno sta lavorando da anni” e ha indicato come elemento di contrarietà alla legge regionale “la sostituzione degli attuali enti gestori”. I Comuni, appunto. Elemento di criticità ravvisato anche da altri primi cittadini che rimarcano anche il carattere antieconomico di costituire nuovi soggetti gestori con i conseguenti costi da sostenere per le sedi e il personale. Mentre - rivendicano - “i Comuni hanno per anni ben tenuto e mantenuto i propri parchi a costo 0”. Diversa la situazione per il parco speciale dell’antichissima città di Sutri. Il sindaco Matteo Amori, in virtù delle specificità e della ridotta estensione (solo 7 ettari) dell'area ha proposto, nell'emendamento presentato da Fratelli d'Italia, la richiesta di declassamento dalla denominazione di parco per poter avviare l'iter di riconoscimento come monumento naturale.
Il presidente Romoli, che ha già preso parte ad alcuni incontri della commissione regionale, oltre a ribadire “la necessità di salvaguardare le peculiarità del nostro territorio che ha già dato tanto in molti ambiti” - vedi rinnovabili e discariche - e sottolineare la questione dei costi aggiuntivi che si dovrebbero sostenere per un nuovo ente gestore, ha ricordato anche le riserve in carico alla Provincia. Arcionello, Bomarzo e Tuscania che “l'ente gestisce con risorse di 10-15mila euro l'anno. Si spera che il riordino provveda anche in tal senso per far fronte alle criticità” ha affermato Romoli. “Un lavoro - ha tenuto a rimarcare il consigliere azzurro Ermanno Nicolai - che necessita di presenza fisica e conoscenza territoriale. Portare fuori la gestione significa renderla avulsa al sistema territoriale”.
“La legge regionale di riordino parchi è datata al 1997” ha commentato il consigliere Pd Maurizio Palozzi, il quale dopo aver ricordato “l'attentato sventato a settembre in Regione che riguardava l'accorpamento della riserva di Monte Rufeno con la Selva del Lamone”, ha chiesto la sospensione per una riunione dei capigruppo al fine di convergere su una decisione unanime e con tono da ultimatum ha esclamato: “Se non c'è una decisione unanime, il Pd non ci sta a perdere tempo con le astensioni”. Opposizione in subbuglio e seduta sospesa. I 10 minuti previsti sono poi diventati un'ora. Al rientro in aula, per una questione tecnica e non politica il gruppo dei meloniani ha ritirato il proprio emendamento e la richiesta del sindaco di Sutri è stata inglobata nel provvedimento rimodulato adottato all'unanimità. Nel documento, oltre a dare mandato a Romoli di rappresentare in sede regionale le istanze del territorio, è inserito anche l'emendamento della presidenza con cui si chiede, qualora si dovesse arrivare alla liquidazione degli attuali enti gestori (i Comuni) dei parchi, di nominare un unico consulente liquidatore.
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