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Menarini sfiora i 4,9 mld di euro nel 2025 e punta su talenti e AI mentre nel pharma entrano player ‘giganti’

Un sonoro +6,2% per il fatturato 2025 di Menarini: i gioielli in pipeline e le strategie di un’azienda presente in 140 Paesi.

Menarini sfiora i 4,9 mld di euro nel 2025 e punta su talenti e AI mentre nel pharma entrano player ‘giganti’

Il 2025 è stato un “anno positivo” per Menarini, che quest’anno festeggia i suoi primi 140 anni. E questo nonostante le non poche “turbolenze” a livello globale. A dirlo con un sorriso è Lucia Aleotti, azionista e membro del Board Menarini, che inizia il consueto incontro alla Camera di Commercio di Firenze partendo dai dati. Il fatturato del Gruppo farmaceutico presente in 140 Paesi del mondo “sfiora i 4,9 miliardi di euro” – 4,887 per la precisione – con una crescita del 6,2% rispetto al 2024 e un Ebitda che stimiamo tra i 440 e i 470 milioni di euro.

La forza delle donne

“Voglio aprire questo incontro segnalando un dato legato al merito. Nel 2025 abbiamo assistito per la prima volta al sorpasso delle donne sugli uomini: il 50,7% dei nostri 17.800 dipendenti è donna. Si tratta di donne entrate esclusivamente per merito, perché sono brave nel loro lavoro. Proprio come ci suggeriva mio padre: ‘Circondatevi di persone che vi danno luce’. Perché servono persone speciali, che ci aiutino in questa competizione molto sfidante”.

La geografia di un'impresa globale da 905 mln di unità vendute nel mondo

Se guardiamo le prospettive geografiche, “abbiamo avuto qualche difficoltà in Ucraina, per la guerra, e in Turchia, per la svalutazione della moneta e l’inflazione, ma una crescita solida in Europa, in Medio Oriente e nel Centro America. Gli Stati Uniti ormai sono il nostro secondo Paese e la Cina, che lo scorso anno aveva deluso le aspettative, nel 2025 ha avuto un trend molto positivo e interessante, che fa ben sperare anche per l’anno in corso”. Una crescita sostenuta dalla richiesta di un ventaglio di prodotti per la salute: “Parliamo di circa 905 mln di unità vendute in 140 Paesi”, rivendica Aleotti.

L'effetto del cambio e la performance dell'oncologia

L’imprenditrice ha espresso il suo rammarico “per il cambio euro-dollaro, che ci ha fatto perdere quasi 60 mln di euro a fine anno”, ma anche la soddisfazione per la solida performance delle diverse aree terapeutiche, dal cardiovascolare al diabete. Ma non solo. “L’oncologia ci ha dato molte soddisfazioni: nel 2025 il nostro fatturato nell’area oncologica è cresciuto di 101 milioni, per un valore complessivo di 630 milioni di euro. Si tratta di un’area contraddistinta da grande dinamicità e noi stiamo correndo testa a testa, anzi a volte anche un filo più avanti, con alcune delle più grandi aziende del mondo”.

L'impegno in ricerca e sviluppo di un'azienda "prudente"

Puntare sull’innovazione, però, richiede investimenti. Ebbene, Menarini nel 2025 “ha investito 540 milioni di euro in ricerca e sviluppo. Numeri che indicano la nostra determinazione a proseguire sulla strada dell’innovazione attraverso il reinvestimento totale degli utili”, evidenzia alla stampa Aleotti. Una scelta, questa, resa possibile dal fatto di essere “un’azienda privata, di famiglia. E anche un’azienda prudente, che punta a crescere con l’autofinanziamento, senza dipendere da altri nelle scelte”.

Spiccano i 120 milioni in tecnologia e la spesa nella cybersecurity. “Ma l’investimento in ricerca e sviluppo è finalizzato alla commercializzazione di nuovi farmaci e ad avere un ritorno economico. Se però la Commissione europea pensa di accorciare i tempi della proprietà intellettuale dei brevetti, disincentiva le aziende farmaceutiche a investire in ricerca”, scandisce Aleotti.

Il tempo dei "giganti" e le priorità per le imprese europee

Qualcosa sta cambiando nel pharma: “Hanno fatto il loro ingresso dei player più grandi, dei veri giganti: i governi. Quello cinese e quello statunitense agiscono in difesa delle proprie aziende. In questo quadro le imprese europee devono avere le spalle coperte, devono cioè essere sostenute da politiche che le aiutino a essere competitive e all’altezza di una sfida globale importantissima. Una sfida che – chiarisce Aleotti – riguarda non solo i fatturati, ma anche l’indipendenza delle nostre economie”.

E la tassa sulla pipì

E invece cosa fa l’Europa? “La direttiva sulle acque reflue: una tassa sulla pipì. Chiedono alle aziende farmaceutiche di depurare tutti i fiumi d’Europa perché tracce del farmaco preso dal paziente finiscono nelle urine” e queste a loro volta nelle acque. “Una politica anti-industriale”, sottolinea Aleotti. “È stato stimato che questa tassa valga 12 miliardi di euro all’anno pagati dalle aziende: vuol dire dieci nuovi farmaci che non verranno sviluppati. Cina e Stati Uniti sovvenzionano le loro aziende e l’Europa fa la tassa sulla pipì”.

Il peso della guerra sul pharma

C’è poi il capitolo guerra: “Le turbolenze internazionali fanno lievitare i costi, ma in Europa i prezzi per il settore farmaceutico sono bloccati: il recupero sul prezzo di vendita è pari a zero”, ricorda Aleotti, precisando che con il conflitto russo-ucraino i costi dei farmaci sono aumentati del 30%. E la nuova guerra in Medio Oriente, uno snodo fondamentale per le merci – principi attivi inclusi – preoccupa.

I "gioielli" nella pipeline Menarini

In ogni caso, grazie alla ricerca, la pipeline del Gruppo ha in cantiere interessanti novità. “Iniziando dall’area cardiovascolare, abbiamo un trattamento di nuova generazione per la riduzione dei lipidi. Se avrà successo nella registrazione per l’uso umano, potrebbe diventare una pillola con un grande potenziale, molto importante per i pazienti con ipercolesterolemia difficile da trattare o resistente alle terapie”, spiega a LaPresse Elcin Barker Ergun, amministratrice delegata del Gruppo Menarini, a margine della presentazione dei dati 2025.

“L’altro progetto riguarda uno studio clinico precoce per Elacestrant nel trattamento del tumore al seno, e anche questo è estremamente importante. Penso che sia difficile parlare di un mondo completamente libero dal cancro ma, combinando lo screening precoce – in particolare nel tumore al seno e in quello del colon-retto – con l’uso dei farmaci, oggi siamo in grado di raggiungere la guarigione per molti pazienti se la malattia viene individuata nelle fasi iniziali”.

L'AI e il Rinascimento della salute

C’è poi il capitolo AI. L’intelligenza artificiale sta accelerando “in modo significativo la scoperta di nuovi farmaci” e non pone particolari problemi di sicurezza nella fase di ricerca, perché nella maggior parte dei casi si tratta di piccole molecole basate su piattaforme chimiche solide. L’AI – sottolinea Ergun – accelera la fase di screening e di identificazione delle molecole, ma alla fine il processo resta quello tradizionale della sintesi chimica utilizzata da sempre per produrre i farmaci.

“Tradizionalmente, la scoperta di un farmaco richiede dai 5 ai 10 anni di lavoro, ma grazie all’AI questo lasso di tempo può ridursi a 2 o 3 anni. Questo significa che vedremo arrivare sempre più farmaci a una velocità molto maggiore, ed è proprio per questo che parlo di un Rinascimento nella salute. Grazie alla partnership con Insilico Medicine, Menarini è in prima linea in questo approccio che sta trasformando non solo la scoperta dei medicinali, ma anche altre fasi dello sviluppo, dall’identificazione dei pazienti per gli studi clinici fino ai processi regolatori”, conclude Ergun.

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