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18 Aprile 2026 - 09:00
Il 1948 per l’Italia e in particolare per Civitavecchia fu veramente, scusate il gioco di parole, un ’48. Le elezioni politiche del 18 aprile e l’attentato a Togliatti del 14 luglio diedero vita nella nostra città a manifestazioni e scontri di particolare intensità e violenza fra i sostenitori dei partiti proletari contro gli esponenti dei partiti governativi e le forze dell’ordine scesero in campo per porre fine alle violenze che scoppiavano nelle vie e piazze civitavecchiesi. In quei mesi si registrarono numerosi arresti di iscritti al PCI per detenzione di armi da guerra, rimanenze del recente conflitto.
Prime avvisaglie di questo clima di scontro fu la proclamazione dello sciopero generale il 12 gennaio “per l’aggravarsi delle divergenze sorte tra lavoratori e proprietari di alcuni stabilimenti”. Durò solo due ore ma i sindacati promisero di prolungarlo gradualmente se l’accordo non fosse stato raggiunto. Circa un mese dopo, lo sciopero dei marittimi bloccò le operazioni di scarico dei generi alimentari che provenivano dagli Stati Uniti. Il Governo decise di utilizzare militari dell’esercito e della marina per lo scarico dei piroscafi. “Il provvedimento ha suscitato grande fermento fra i portuali, e la Camera del lavoro ha protestato al ministero degli Interni che però è fermamente deciso a mantenere le disposizioni impartite” per favorire le urgenti operazioni di scarico.
Il clima nervoso in tutta la Penisola, spinse i rappresentanti dei partiti a cercare un accordo per la pacificazione degli animi che permettesse una campagna elettorale e un voto sereni. Le parti trovarono un accordo che il Governo volle estendere anche sul piano sindacale ma la C.G.I.L. chiese che fossero prima risolte alcune vertenze sindacali come quella di Civitavecchia all’Italcementi ancora non conclusa. Il ministro Pacciardi convocò le parti per trovare un accordo.
Fra i numerosi comizi che si tennero in città, quello dell’ex ministro democristiano Mario Cingolani del 4 aprile finì sulle prime pagine dei giornali: “l’oratore democristiano ha dovuto essere protetto dalla polizia contro i tentativi di violenza degli estremisti. La polizia ha pure dovuto proteggere la sede della locale DC”. Sull’Unità del 6 aprile il titolo dell’articolo era: “La risposta di Civitavecchia alle ingiurie di Cingolani” dove era scritto che il ministro si era rivelato “un calunniatore ancora più basso e triviale dell’on. Paolo Bonomi”, altro DC. Lo accusavano di aver pronunciato frasi come: “popolo ignorante e imbecille” e così via. Allora la popolazione iniziò a mormorare e a zittire l’oratore finché fu necessario l’intervento delle forze dell’ordine.
Questo era il clima a Civitavecchia nei giorni di campagna elettorale per il primo parlamento repubblicano. Le elezioni in città furono vinte dal Fronte Democratico Popolare con 10.077 voti (46,37%), la DC raccolse 8.128 (37,40), terza Unità Socialista con 1.326 voti (6,10), seguita dal PRI con 1.093 voti (5,03) e il MSI con 415 voti (1,91). Nel collegio senatoriale fu eletto il dirigente comunista Cesare Massini, ferroviere e sindacalista perseguitato dal regime fascista, con 7.634 voti (44,57). Il candidato democristiano Bruno Bianchi anche se non eletto, fu il più votato a livello del collegio: in città raccolse 6.900 voti (40,28), in tutto il collegio 40.084 (46,46) contro i 32.041 (37,14) del candidato comunista. Alla Camera furono eletti Marisa Cinciari (PCI) e il tolfetano Ortensio Pierantozzi nelle liste della DC.
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