l'almanacco civitavecchiese
21 Marzo 2026 - 09:30
Civitavecchia, per decenni, fu sinonimo di produzione di energia elettrica, a livello nazionale ed internazionale. Le centrali di Fiumaretta e quelle di Torre Valdaliga Sud e Torre Valdaliga Nord, significarono sì migliaia di posti di lavoro ma purtroppo anche luttuose malattie per molti sfortunati.
Quando iniziò la produzione di energia elettrica a Civitavecchia? Quando le strade, le abitazioni e gli uffici furono illuminati dalla luce elettrica e gli opifici poterono utilizzare l’energia elettrica?
Nell’Annuario Statistico Italiano, edizione 1900, del Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, leggiamo che nella Provincia di Roma, Viterbo e Civitavecchia avevano ancora l’illuminazione a gas mentre Bracciano, Tivoli e altre località erano rischiarate dalla luce elettrica.
In un consiglio comunale del 1899, l’avvocato Armando Contardo, esponente del Partito radicale e della locale loggia massonica, affermava che il programma della maggioranza era “luce ed acqua”. A contrapporsi al progresso fu la società che gestiva l’illuminazione a gas della città, la Tuscan Gas Company, che cercò in tutti i modi di opporsi al cambio. Già nel 1898 si oppose all’elettrificazione del Teatro Traiano. I verbali dei consigli comunali sono pieni di discussioni sull’argomento.
Fu proprio Armando Contardo, come amministratore, coadiuvato nell’aspetto tecnico dall’ingegnere Icilio Manzi, figlio di Luigi l’inventore della Sambuca civitavecchiese, a dare inizio nei primi anni del XX secolo alla produzione e distribuzione dell’energia elettrica in città. I due diedero vita all’Officina elettrica di Civitavecchia. L’Annuario del TCI, edizione 1904, segnalava che l’impresa aveva sede alla fine di via Traiana, angolo con via Risorgimento. Per anni vi furono prima gli uffici della Società Volsinia e poi dell’Enel. L’Officina distribuiva corrente continua e la potenza era di 550 HP. Probabilmente iniziarono a produrre energia bruciando carbone.
In seguito, Contardo e Manzi riuscirono ad ottenere la concessione per lo sfruttamento del torrente Traponzo, affluente del Marta, situato nei pressi di Monte Romano. L’impresa riuscì a completare tutte le opere di presa d’acqua e oltre la metà del canale in muratura, che doveva misurare finito cinque chilometri. Tale sforzo economico però comportò la crisi dell’Officina elettrica che nel 1911 fu assorbita dalla Società Volsinia di Elettricità nata il 21 dicembre 1910 con sede a Roma. I due civitavecchiesi passarono così a lavorare per la nuova società. Fra i soci della Volsinia, spiccava l’ingegnere Aldo Netti, originario di Narni, costruttore della prima centrale idroelettrica che sfruttava la cascata delle Marmore, ricordato per colui che illuminò elettricamente l’Umbria e l’Alto Lazio.
Nei successivi anni la Volsinia si unì alla Società Romana di Elettricità SRE che nel 1962 fu nazionalizzata come le altre imprese produttrici dando vita all’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica, meglio conosciuto come ENEL.
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