IL DIARIO
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Racconti dell'aria
l'almanacco civitavecchiese
ottimo consiglio
18 Marzo 2026 - 17:20
Dopo non molto tempo, si torna a parlare di gestione della frazione organica (FORSU). In città monta la protesta contro il mega biodigestore da 120 mila tonnellate che rischia di diventare realtà. Accanto a questo mega impianto l’amministrazione comunale, capitanata questa volta dall’assessore all’ambiente, sta portando avanti la realizzazione un ulteriore impianto di compostaggio, da 5 mila tonnellate, che sarebbe funzionale solo alla nostra città o poco più.
Che differenza c’è dunque tra un impianto biodigestore e uno di compostaggio? Entrambe i sistemi mirano a sottrarre rifiuti alle discariche, ma con logiche e impatti profondamente diversi.
Il compostaggio “lascia fare” alla natura: la materia organica si decompone in presenza di ossigeno. Il vantaggio principale è la semplicità, con la produzione di un fertilizzante naturale pronto all'uso, chiudendo il cerchio del riciclo di materia in modo lineare. Il tallone d’Achille è la gestione degli odori. Se il processo non è monitorato alla perfezione, i cumuli emanano miasmi inevitabilmente impattanti (proprio come il biodigestore) nelle zone prossime all’impianto. Inoltre, il compostaggio richiede grandi spazi e tempi lunghi di maturazione, con il rischio costante di inquinamento da percolato. L’energia termica generata dai batteri si disperde poi nell’aria.
Il biodigestore è invece un impianto “completo”. I rifiuti vengono "digeriti" da batteri in assenza di ossigeno, all'interno di cilindri ermetici. Il grande valore aggiunto è la produzione di biometano. Non si recupera solo materia quindi (il digestato, che prima di divenire compost deve però subire un’ulteriore lavorazione) ma anche energia. Questo biogas può essere immesso in rete o usato per produrre elettricità, trasformando il rifiuto in una risorsa economica strategica. Inoltre, essendo un sistema a circuito chiuso, il controllo degli odori è teoricamente molto più efficiente dell’impianto compostaggio. La sua tecnologia richiede poi ingenti investimenti e costante manutenzione.
Dopo avere acceso la curiosità e dato una minima conoscenza dei sistemi, non occorre domandarsi se un impianto sia migliore dell’altro (perché la differenza la fa il contesto in cui lo si vuole realizzare), ma fare riflessioni molto più ampie.
Questo territorio ricade nell’area metropolitana di Roma, nel famigerato ATO (ambito territoriale ottimale) che comprende la Capitale. Perché questa amministrazione comunale, come primo atto di Giunta dal suo insediamento, ha revocato in fretta e furia la delibera consigliare della precedente Amministrazione che voleva Civitavecchia in una nuova Provincia, lontana dalle grinfie capitoline? Con questo assetto, Roma può sempre disporre come vuole di Civitavecchia. Specie in tema rifiuti. Perché la linea politica della vecchia giunta regionale non ha in alcun modo pianificato alternative per la Roma, lasciando cadere sul martoriato territorio civitavecchiese l’ennesima servitù?
Invece di creare un secondo impianto, non sarebbe il caso scongiurare prima la costruzione del “mega-bio” o, in via residuale, sfruttarlo (magari anche a costo zero) per le esigenze della città? E perché Civitavecchia è una realtà che corre perennemente dietro alle emergenze, non riuscendo mai a “governare i processi”?
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