la denuncia
24 Febbraio 2026 - 11:48
12:50
CIVITAVECCHIA – «Siamo convinti che, alla vigilia della prossima stagione turistica, dando seguito agli obiettivi del Protocollo di Intesa che abbiamo sottoscritto con l’Amministrazione Comunale il 26 luglio 2024, il Comune di Civitavecchia possa e debba istituire con urgenza un tavolo di confronto tra le parti sociali che coinvolga, oltre ovviamente all’Autorità di Sistema Portuale, anche le organizzazioni sindacali, le associazioni di categoria, gli armatori e le agenzie turistiche. Riteniamo inoltre fondamentale che a questo tavolo siedano anche rappresentanti della Regione Lazio al fine di risolvere una volta per tutte e in maniera strutturale le enormi criticità che da troppo tempo attanagliano un settore ricchissimo per pochi e fucina di incertezze e precarietà per tutti gli altri».
Secondo il sindacato, mentre «si continuano a festeggiare i numeri impressionanti fatti registrare dagli attracchi e soprattutto dalla movimentazione dei passeggeri (3,5 milioni nel solo 2025)», dall’altra parte «assistiamo allo sfruttamento e alla mortificazione della professionalità di migliaia di persone». Il settore crocieristico in Italia, prosegue la nota, «mostra al mondo due facce: da una parte c’è quella patinata ed accattivante dell’offerta ai turisti, dall’altra c’è invece una palude sociale fatta di turni imprevedibili, ricatti malcelati e tariffe bassissime». Alla vigilia della stagione che «come ogni anno da maggio ad ottobre, coinvolgerà a Civitavecchia centinaia di lavoratori e lavoratrici», Usb elenca le figure interessate: «Guide e accompagnatori turistici, servizi di accoglienza, infopoint e Meet & Greet”. Mansioni organizzate su “turni iperflessibili, a chiamata individuale, spesso ‘last minute’ e con retribuzioni saldate decine e decine di giorni dopo la prestazione effettuata». Si tratta, sottolinea il sindacato, di «una mole di lavoro pesantissima che dai bus alle banchine del porto mette in campo una professionalità enorme e una conoscenza importante delle lingue straniere, ma che non restituisce quasi niente in cambio a chi lavora». Il quadro descritto è quello di «un contesto che ha tutte le caratteristiche del lavoro dipendente subordinato, ma che, nonostante questo, viene ancora organizzato a chiamata attraverso il caos delle partite IVA». Vengono elencate «nessuna ciclazione ufficiale dei turni, nessuna possibilità concreta di pianificare la propria vita professionale e affettiva, servizi comunicati su WhatsApp, nessuna garanzia che la propria retribuzione sia decente e, soprattutto, nessun contratto collettivo nazionale di riferimento. Siamo alla giungla più totale – conclude Usb – che come organizzazione sindacale, a tutela dei diritti dei nostri iscritti e di tutti i lavoratori e le lavoratrici del settore, non siamo più disposti a tollerare».
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