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Pd di Civitavecchia: il rinvio al 2038 dell'uscita dal carbone è una scelta «grave e miope» che congela il futuro

I dem bocciano la decisione del Governo e criticano l'esultanza della Lega chiedendo agli esponenti locali se siano della stessa idea

Phase-out rinviato, su Civitavecchia torna il nodo Torrevaldaliga Nord

La centrale di TVN

Il Partito democratico di Civitavecchia boccia senza mezzi termini il rinvio al 2038 dell’uscita dal carbone deciso dal Governo e parla di una scelta «grave e miope» che «colpisce direttamente il futuro di Civitavecchia». In una nota diffusa nelle ultime ore, i dem cittadini leggono il provvedimento come un colpo alle prospettive di riconversione del territorio e un freno alla chiusura definitiva della lunga stagione energetica legata a Torrevaldaliga Nord.

Nel documento il Pd premette di essere consapevole «del contesto internazionale e delle esigenze di sicurezza energetica che attraversano l’Europa», ma sostiene che proprio per questo servirebbe «una strategia seria e orientata al futuro». Secondo i democratici, infatti, «non si tratta di garantire sicurezza, ma di tenere in vita il passato, impedendo al territorio di costruire il futuro».

Il passaggio più netto riguarda gli effetti su Civitavecchia. Per il Pd, la proroga significa «una cosa molto concreta: il congelamento del futuro», con una conseguente «stasi nella rigenerazione delle aree della centrale, negli investimenti e nella possibilità di costruire un nuovo modello di sviluppo dopo anni di servitù». Un’accusa politica che si accompagna a una critica diretta verso la maggioranza di governo e in particolare verso la Lega, la cui soddisfazione per il provvedimento viene definita «distante dalle esigenze reali del territorio».

Da qui anche una richiesta di chiarezza rivolta agli esponenti locali del centrodestra: «Condividono questa scelta? Ritengono davvero che il futuro di Civitavecchia debba restare legato a impianti obsoleti?». Il Pd ribadisce quindi la propria linea: «La sicurezza energetica si costruisce accelerando la transizione e accompagnando i territori verso nuovi modelli produttivi».

La chiusura della nota è tutta politica e territoriale insieme: «Civitavecchia non può restare ostaggio dell’indecisione del Governo». Per questo, conclude il partito, «le aree della centrale devono essere liberate e rigenerate», perché «il carbone non è il futuro: è un vincolo che blocca il presente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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