Racconti dell'aria
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28 Marzo 2026 - 15:56
La centrale di TVN
Per Civitavecchia non è una notizia qualsiasi. Il via libera in Commissione Attività produttive all’emendamento della Lega che sposta al 31 dicembre 2038 l’uscita dal carbone riporta infatti al centro Torrevaldaliga Nord, la centrale Enel che dal 1° gennaio 2026 non produce più energia ma resta in “riserva fredda”, cioè pronta a un’eventuale riattivazione in caso di emergenza energetica. È proprio questo il punto politico: la città pensava di essersi lasciata alle spalle la stagione del carbone, invece il Parlamento riapre il dossier e allunga di tredici anni l’orizzonte del phase-out.
La Lega parla di «vittoria importante» e lega la scelta alla crisi energetica internazionale, al costo delle bollette e alla necessità di garantire sicurezza al sistema Paese. Ma a Civitavecchia il tema ha un peso diverso rispetto a Roma. Qui il carbone non è una voce astratta dentro un decreto: è una centrale enorme, un pezzo di storia industriale, una ferita ambientale per molti e insieme un nodo ancora aperto sul futuro del territorio. Il rischio, adesso, è che la proroga prolunghi ulteriormente una fase di limbo: impianto fermo, nessuna produzione, ma nemmeno una chiusura definitiva che liberi davvero l’area e il dibattito cittadino.
A gennaio, rispondendo alla Camera, il ministro Gilberto Pichetto Fratin aveva spiegato che i siti di Civitavecchia e Brindisi restano disponibili in assetto di “riserva fredda”: non producono energia, ma possono rientrare in esercizio tempestivamente se dovessero ripetersi criticità come quelle legate al gas già viste nel 2022. Nello stesso passaggio, il ministro aveva anche confermato che sono in corso valutazioni tecniche sulle varie opzioni, mentre resta aperto il capitolo della reindustrializzazione delle aree. È questo il nodo che sul territorio pesa di più: senza una scelta netta, Torrevaldaliga Nord resta sospesa tra passato e futuro.
Il nuovo emendamento approvato in commissione non riguarda solo un principio generale. Il testo inserito nel decreto Bollette stabilisce infatti che l’operatività delle centrali a carbone in esercizio cessi entro il 31 dicembre 2038. Tradotto su Civitavecchia: la centrale oggi è spenta, ma la prospettiva di una riaccensione resta sul tavolo più a lungo di quanto previsto fino a pochi mesi fa. E per una città che attende ancora risposte su bonifiche, lavoro, porto e riconversione, il carbone torna così a proiettare la sua ombra su Torrevaldaliga Nord.
LA NOTA
“La Lega esprime grande soddisfazione per l’approvazione in Commissione Attività Produttive dell’emendamento a prima firma del capogruppo Molinari, riformulato dal governo, sottoscritto da tutti i suoi componenti al Dl Bollette. Un’importante vittoria che proroga al 2038 il phase-out dal carbone. In questo periodo di grave crisi energetica internazionale, aggravata dal conflitto russo-ucraino e dalle tensioni in Medio Oriente, è giusto e responsabile riflettere sulla decisione di abbandonare il carbone e rinviarla. La sicurezza energetica del Paese, la competitività delle imprese e la tutela delle bollette delle famiglie italiane devono essere le priorità”.
Così i deputati della Lega in commissione Attività produttive: Alberto Gusmeroli (presidente), Giorgia Andreuzza, Andrea Barabotti, Salvatore Di Mattina e Luca Toccalini.
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