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l'affondo dell'ex consigliera
19 Marzo 2026 - 10:03
Toni sarcastici, ma accuse puntuali. L’ex consigliera comunale Fabiana Attig interviene sulla gestione delle Terme della Ficoncella e lo fa senza mezzi termini, parlando di un’operazione che, a suo dire, non corrisponde alla versione fornita dall’assessore D’Antò.
“C’è chi vende la Fontana di Trevi e chi, con molta più classe, "conferisce" la Ficoncella”, esordisce Attig, accusando l’assessore di essere un “creativo della verità”. Nel mirino finisce la delibera n. 162 del 15 dicembre 2025, approvata alle 19:25, che – sostiene – “dice l’esatto opposto” rispetto alle rassicurazioni dell’amministrazione.
“Mentre si continua a giurare che la Ficoncella non è stata venduta, le carte cantano”, afferma, sottolineando come l’inserimento del bene "nell'Allegato D per essere apportato al fondo pubblico gestito da Namira” apra scenari diversi. “Rimane di proprietà del popolo o diventa un asset in mano ai privati?”, è la domanda che pone. Secondo Attig, si tratterebbe di “un gioco delle tre carte”, in cui “la Ficoncella è diventata patrimonio disponibile per le manovre finanziarie del fondo ‘Civitavecchia in progress’”. Non solo. L’ex consigliera evidenzia anche la questione dei permessi: “Sono state deliberate operazioni su aree di pregio storico e termale senza un briciolo di nulla osta preventivo dalla Soprintendenza o dal Demanio dello Stato”.
Una modalità che definisce come la politica del “famo che è mio: si delibera, si mette nel fondo e poi si spera che nessuno si accorga che mancano le autorizzazioni”. Da qui l’accusa: “Un azzardo che farebbe impallidire i truffatori di professione”.
Attig contesta anche la narrazione politica dell’operazione: “Si recita la parte di chi valorizza il territorio, ma nei fatti si agisce come un venditore di fumo che ha fretta di chiudere l’affare”. E sintetizza così la propria posizione: “La Ficoncella è nel piano delle alienazioni, i pareri degli enti di tutela non ci sono e il controllo pubblico sul bene è finito”.
Infine, l’affondo: “La smetta di mentire spudoratamente: i documenti non hanno l’anello al naso”. Un invito all’amministrazione a fare chiarezza su un’operazione che continua a far discutere.
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