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Biodigestore, Attig al Comune: «Diffidate la società proponente»

L'ex consigliera comunale chiede al Pincio di passare dalle parole agli atti, notificare una diffida formale e dichiarare decaduti i titoli dopo la revoca della proroga Paur, citando mancata fidejussione, ritardo nei lavori e pareri sanitari negativi

Biodigestore, Attig al Comune: «Diffidate la società proponente»

Biodigestore, Fabiana Attig chiede al Comune di passare dalle parole agli atti e di notificare una diffida formale alla società proponente dopo quello che definisce il no della Regione Lazio alla proroga del Paur. Nel comunicato diffuso nelle ultime ore, l’ex consigliera comunale alza il livello dello scontro politico e amministrativo sul progetto previsto in località Monna Felicita.

«Bene ha fatto la Regione Lazio a revocare la proroga Paur» e «la tutela di Civitavecchia non è negoziabile», sostiene Attig, che attacca anche il sindaco e la giunta, chiedendo che vengano impugnati gli atti e contestando il silenzio mantenuto sulla vicenda negli ultimi mesi. Il passaggio centrale del documento, però, è quello che riguarda la tenuta giuridica del progetto. «Il tempo delle ambiguità è finito. Le carte parlano chiaro: il progetto del biodigestore in località Monna Felicita è giuridicamente e urbanisticamente morto».

Attig elenca quindi quelle che indica come gravi inadempienze della società. «La Società ha ignorato obblighi contrattuali invalicabili», scrive, richiamando «la mancata costituzione della fidejussione da 1,2 milioni di euro a garanzia dell’Ente» e «il mancato inizio dei lavori entro i termini perentori stabiliti dai Vigili del Fuoco». Secondo l’ex consigliera, si tratta di «inadempimenti che, per legge, portano alla decadenza dei titoli».

Nel comunicato viene inoltre richiamata la convenzione 150/99 e il quadro urbanistico cittadino. Attig sostiene che «il PRG di Civitavecchia (Art. 22 NTA) vieta esplicitamente impianti di trattamento rifiuti in zone industriali interne al centro abitato» e aggiunge che «non esistono varianti automatiche o scorciatoie urbanistiche per questo impianto». A questo collega anche il tema sanitario, citando «i pareri negativi di ASL Roma 4 e ARPA Lazio».

La richiesta finale al sindaco è netta: «faccia l’accertamento della risoluzione della Convenzione e la declaratoria di inefficacia di tutti i titoli autorizzativi». La prossima tappa, sul piano politico, resta ora quella delle eventuali iniziative che il Comune deciderà di assumere.

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