Racconti dell'aria
POLITICA
11 Marzo 2026 - 09:48
09:50
MATTEO MARINI*
A poco più di dieci giorni dal voto del 22 e 23 marzo sul referendum sulla riforma della giustizia, la campagna entra nella fase decisiva. Il segnale più evidente è arrivato con il video pubblicato sui social dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, un messaggio diretto agli elettori con cui invita a partecipare al voto e a sostenere il Sì.
La scelta di esporsi in prima persona risponde a una logica comunicativa precisa. Nei referendum il nodo centrale è spesso la mobilitazione dell’elettorato. La partecipazione tende a essere più bassa rispetto alle elezioni politiche e la presenza diretta di un leader serve a trasmettere un messaggio chiaro: il voto conta e merita attenzione.
Il formato scelto riflette una tendenza consolidata nella comunicazione politica contemporanea. Il video sui social consente al leader di spiegare la riforma con un linguaggio accessibile, costruendo un racconto lineare e controllando il contesto comunicativo. Il messaggio arriva senza mediazioni e si rivolge direttamente ai cittadini, permettendo di semplificare temi complessi e costruire una narrazione facilmente condivisibile nello spazio digitale.
Nel video il referendum viene presentato come un passaggio che riguarda il funzionamento della giustizia e, più in generale, dello Stato. È una scelta narrativa significativa, perché i referendum su temi tecnici rischiano spesso di restare confinati in un dibattito specialistico. Portare il racconto su un terreno più ampio aiuta a coinvolgere un pubblico più vasto.
Accanto alla dimensione digitale prende forma anche la mobilitazione sul territorio. La fase finale della campagna dovrebbe includere presenze televisive e un grande evento politico a Milano organizzato da Fratelli d’Italia per sostenere il fronte del Sì.
Social, televisione ed eventi pubblici compongono così una strategia integrata. I social rafforzano il rapporto diretto con la base elettorale, la televisione amplia il pubblico e gli eventi producono immagini di partecipazione che alimentano il racconto mediatico della campagna.
Nel caso del referendum sulla giustizia, la comunicazione pesa ancora di più per la natura tecnica dei temi in discussione. Questioni come la separazione delle carriere tra magistrati e la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura appartengono a un ambito che raramente entra nel dibattito pubblico quotidiano.
Per questo la campagna si sviluppa attorno a narrazioni più ampie: modernizzazione della giustizia e riequilibrio dei poteri per chi sostiene la riforma, tutela dell’autonomia della magistratura per chi la contesta.
L’ingresso diretto della presidente del Consiglio rafforza la dimensione politica del voto. Anche quando la consultazione riguarda norme e istituzioni, la campagna tende a organizzarsi attorno alla leadership e alla capacità di mobilitare consenso. Il referendum resta una consultazione su norme e istituzioni. La campagna che lo accompagna racconta però anche la capacità della politica di trasformare un tema tecnico in una scelta percepita come rilevante dagli elettori.
*consulente comunicazione politica, Founder Agenzia PolitiKon
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