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Ladispoli Attiva punta l’indice contro l’amministrazione comunale e le scelte effettuate

«Visione cieca e miope»

Per il movimento civico effettuata una gestione «che ha tradito le aspettative dei cittadini»

«Visione cieca e miope»

LADISPOLI - Una gestione «che ha tradito le aspettative dei cittadini». Il movimento civico Ladispoli Attiva torna alla carica contro l'amministrazione comunale a due anni dalla fine del secondo mandato. «Nel 2017 – spiegano - il sindaco Grando vinse le elezioni con un messaggio chiaro e rivoluzionario: “No al cemento, basta Piani Integrati, basta consumo di suolo, sì alla difesa del commercio locale”. Un cambio di paradigma netto rispetto al passato, che prometteva di rompere il legame malsano tra la classe politica e certa imprenditoria legata al cemento. Ladispoli, da troppo tempo terreno di conquista speculativa, sembrava finalmente pronta a voltare pagina. Ma la storia che è seguita ha preso una direzione diametralmente opposta. Una scelta che stride fortemente con il titolo della variante al PRG scritta dallo stesso Grando, che parlava di “riduzione del peso insediativo”. Invece, nei prossimi anni, la popolazione aumenterà di 10mila unità, con conseguenze drammatiche per la città». «In consiglio comunale, mentre tutto procede a rilento, un solo tema – incalzano ancora da Ladispoli Attiva – va avanti spedito: quello dell'urbanistica». Tra quelli elencati ci sono «il piano particolareggiato al km 37.7 che prevede un centro commerciale e nuove aree residenziali, il piano integrato di via Latina, il piano integrato di piazzale Nazario Sauro e via Benevento, entrambi i progetti destinati esclusivamente a nuove costruzioni residenziali. A questi si aggiungono i progetti della prima consiliatura, come il piano particolareggiato al Km 38 per un nuovo centro commerciale e i famosi scambi di cubature che hanno favorito la nascita di palazzine in centro città, denunciati per primi dai colleghi di Governo Civico». Il movimento civico parla di una «espansione urbanistica incontrollata» che non sta tenendo conto nemmeno degli «avvertimenti di enti come Acea. L'azienda ha più volte lanciato degli alert sulla crisi idrica che deriverà dall’aumento delle forniture da soddisfare e dall’inadeguatezza della rete fognaria, già vecchia e incapace di sostenere nuovi insediamenti. I danni di questa scelta saranno incalcolabili e ricadranno sulle spalle di chi governerà Ladispoli dopo il 2027. Una città già oggi allo stremo, con una rete infrastrutturale incapace di sostenere il traffico e l’aumento della popolazione degli ultimi vent’anni». Insomma: «una visione cieca e miope». E da Ladispoli Attiva avvisano: «Continueremo a lottare per un futuro diverso, basato su uno sviluppo sostenibile e rispettoso del territorio. Perché Ladispoli merita di più».

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