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Racconti dell’aria
11 Aprile 2026 - 13:54
16:11
(Adnkronos) - “La vita e la morte sono solo le due facce della stessa medaglia. Ma com’è bello essere vivi, oggi, a Bali”. È il 24 luglio 2024. Simone Salvo, giovane medico siciliano e aspirante giornalista, si gode la tanto desiderata vacanza in Indonesia. La frase da piazzare sulla prossima storia Instagram è pronta: ha appena fotografato la meravigliosa cascata di Nungnung e deve arrivare a Ubud, cittadina sulle colline di Bali, incastonata tra la foresta tropicale e una miriade di risaie. Prenota un mototaxi, arriva e gli viene offerto un prezzo forfettario per fare anche la corsa di ritorno: “Per salire - racconta all’Adnkronos - il tassista mi chiede di cancellare la prenotazione fatta sull’app di 'Grab', la compagnia che offre il servizio. Purtroppo lo faccio”. Così parte. E inizia l’incubo. “C’è un’area di lavori in corso e il guidatore, ragazzo di vent’anni o poco più, fa un sorpasso e resta per una cinquantina di metri sull’altra corsia”. Spunta un camion rosso, l’impatto è inevitabile: “Ci scontriamo e lui, per evitare il frontale, espone il lato posteriore della moto. Volo via, finisco a terra. La mia gamba destra è aperta, squarciata. Il mototassista ha il tempo di rimettersi in piedi, capisce cos'è successo. Mi guarda negli occhi, terrorizzato. Si gira, risale sul mezzo e scappa”.
Il calvario di Simone, 30 anni, inizia qui. Dopo un anno e mezzo, sette interventi chirurgici e il rischio – ancora concreto – dell'amputazione della gamba, decide di raccontare la sua storia dal Policlinico Umberto I di Roma. In questi mesi ha speso migliaia di euro tra operazioni, visite specialistiche e cure e non ha ricevuto nessun risarcimento dalla compagnia indonesiana ‘Grab’, che oggi cerca di riversare tutte le responsabilità sul guidatore: “Mi hanno abbandonato sulla strada, anche il camionista è scappato”. Passa qualche macchina, ma non si ferma nessuno: “Addirittura vedo qualcuno fare dei video, senza aiutarmi, mentre perdo tanto sangue. Poi arriva un signore sulla cinquantina e mi soccorre, mi dà la sua giacca e la uso come laccio emostatico. Chiama un’ambulanza. Nel frattempo, provo a rimettere in asse la gamba e a riallineare i capi ossei, per quanto possibile”. I soccorsi arrivano, lo portano in un centro di campagna lontano una decina di minuti. Una sorta di guardia medica del posto. “Ma non mi fanno nulla. Niente. Non rilasciano nemmeno un certificato e dopo tre quarti d’ora dicono che non c’è possibilità di trasferirmi in un vero ospedale”. La svolta con l’arrivo della polizia: “Un poliziotto si avvicina per capire. Gli afferro la gamba, gli urlo che potrei essere suo figlio. Si commuove, è lui stesso a portarmi in un vero ospedale insieme agli ambulanzieri”.
Simone viene così trasferito per le cure: "Dopo tre ore iniziano a farmi i primi oppioidi e le trasfusioni, mi girano la gamba. La pressione è bassissima, 50/30, risale a 70/40 con i liquidi. Sono in shock emorragico. Mi fanno i raggi e si vedono tutte le fratture, esposte a femore, rotula e tibia, scomposte al secondo e terzo metatarso del piede. E poi, legamenti rotti, tendine del quadricipite rotto, un'arteria lesionata”. Alle 3 e mezza, lo spostamento in un altro centro per la chirurgia, alle 5 del mattino, con la sola compagnia di un’amica brasiliana del posto: “Ho avuto problemi nei giorni successivi, rischio di sepsi e di embolia polmonare, complicanze legate a un intervento di questo tipo. I rischi maggiori sono stati però scongiurati presto e, quando l’emoglobina è tornata a livelli normali, hanno cominciato a parlare di dimissioni”. Arrivano il 12 agosto, quando Simone riesce a tornare in Italia con un volo medicalizzato, accompagnato da un medico e dall’infermiere dell’assicurazione: “Avevo il pacchetto base, che mi è stato molto utile per coprire una serie di spese importanti. Consiglierei però a tutti di non prendere proprio la cosa più economica sul mercato, spendere un po’ di più può rivelarsi importante. Nel mio caso, per esempio, l’assicurazione non comprendeva risarcimento per invalidità e danni permanenti, ma mi ha salvato la vita e ha coperto decine di migliaia di euro di spese sul posto”.
In Italia, si sottopone alla seconda chirurgia all'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, al femore e al piede. “Il 24 agosto torno a casa, in Sicilia, sto a letto per un mese e inizia pian piano una ripresa che però dura poco, visto che nella successiva primavera la tibia va in pseudoartrosi per l’infezione”. Inizia così una serie di chirurgie per cercare di risolvere il problema. Un intervento a Milano, altri quattro a Roma. Tutto affrontato, da medico, con consapevolezza: “Le tante complicazioni erano tutte prevedibili e una parte di me sapeva che si sarebbero potute verificare. Compresa l'infezione. La formazione che ho mi ha aiutato ad affrontare ogni step con la giusta razionalità ma, dall’altra parte, sono sempre stato consapevole di tutti i rischi. Anche a lungo termine. Non è semplice accettare quanto successo”.
Qualche mese fa, Simone ha conseguito il Master in giornalismo e comunicazione multimediale alla Luiss, a cui si era iscritto nel 2023 per realizzare un altro dei suoi sogni: diventare giornalista, specializzandosi in àmbito medico. “I miei colleghi mi hanno dato una mano con lezioni e appunti, per quanto possibile ho seguito i corsi della Scuola a distanza e lo scorso ottobre sono anche riuscito a fare un mese di stage nella redazione di Sky. Per me, il periodo più normale da quel 24 luglio. Proprio lì si è però riaperta la fistola e sono dovuto tornare a Roma per un nuovo intervento”. La prossima chirurgia, a cui si sottoporrà a inizio maggio, servirà a ricostruire la tibia.
Il nodo, per i prossimi mesi, riguarda anche il processo. Dopo l’incidente, che gli ha causato danni fisici e psicologici, Simone non ha ricevuto un euro di risarcimento: “E, se non mi presento a Bali il prima possibile, il caso verrà archiviato. Per il processo pretendono che sia lì e in queste condizioni non è semplice. Dovrei tornare una volta per la fase di investigation, ma poi anche per la causa civile. Tutto a mie spese, quando magari si potrebbe fare a distanza con l’aiuto dell’Ambasciata, con cui sono in contatto”.
Simone chiede un altro supporto: “Magari per una trattativa con la compagnia di mototaxi, per venirci incontro sul processo penale. Se riuscissi a evitare delle conseguenze serie per il mototassista, sarei anche felice. Nonostante quello che è successo e il suo comportamento, non voglio rovinare la vita a nessuno. C’è il tema dell’omissione di soccorso ed è comunque molto grave”. Guarda anche oltre: “Sarebbe ancora più importante creare un fondo per le vittime stradali extra-Ue. In Europa c’è già un aiuto di questo tipo, per incidenti in altri Paesi ancora no. Potrebbe essere molto importante”. Per Simone, ma anche per tante altre persone che hanno visto la loro vita cambiare. In un istante. (di Michele Antonelli)
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